Politica locale avvitata su se stessa o svitata, nel senso di matta, folle, irrazionale? Entrambe le cose, anche perché la condizione solipsistica è terreno fertile per la follia. Molti si parlano addosso in queste ore, anche sui siti web. Scrivono cose che non pensano, falsificano il corso degli eventi, addolciscono la pillola. Fra “strategia del centrodestra” e “il teatrino della politica” la ragione si perde, naufraga. Probabilmente la politica ha sue logiche-illogiche che non appartengono ad altro ambito delle scienze sociali. È, la politica locale, un fenomeno da studiare, da approfondire da parte di sociologi, politologi e filosofi alla Cacciari. Oppure è vero il contrario? Troppo semplice la lettura degli accadimenti da accreditarsi a raffinate menti contorte, la semplicità e la linearità essendo entrate a far parte dell’insolito e finanche dell’inutile. Portiamo elementi di riflessione alle nostre tesi, sperando di essere smentiti con argomenti seri e circostanziati e non con insulti e minacce dirette ed indirette, esercizio, quest’ultimo, nel quale eccelle un politico nostrano che non si arrende all’evidenza del tempo che passa e all’affermarsi di nuove generazioni che, dai suoi contorsionismi, hanno francamente poco da apprendere, anzi nulla. O forse no, perché, come sosteneva il filosofo francese Jean Guitton, si conosce per contrasto, e quindi quella figura di politico locale assurge a figura emblematica e simbolica di come occorre non-essere e non-comportarsi in politica e nella vita di relazione. Essendo le città, i paesi, i borghi comunità di esseri umani in relazione, se queste dovessero dipendere dai capricci e dalle ambizioni di potere dell’anti-politico si trasformerebbero in crocevia di caste e di egoismi corporativi. Non ci sarebbe più l’Uomo con i suoi bisogni, ma l’individuo da manipolare e da asservire ai propri fini. Non ci sarebbe più la società, ma le società segrete, le combriccole, le carbonerie. Nessuna amicizia, perché in politica essa non ha valore alcuno, ma interessi ed inciuci. D’altronde, mi consta personalmente che quel politico abbia espressamente dichiarato che, in politica, l’amicizia è una superfetazione, un disvalore, un bruscolo nell’occhio rapace che va eliminato con il collirio del tornaconto. Un po’ di gocce di convenienza ed il gioco è fatto, si troncano rapporti come si concludono i giochi sessuali berlusconiani, con un calcio nel deretano, con la mistificazione e la menzogna. Millantando contentini. Su queste basi le società si riducono ad aggregati di individui in lotta per la sopravvivenza. È la legge della giungla urbana; è la cartina di tornasole del livello di acidità dei cuori che, per vivere, necessitano dell’ossigeno della verità e di condotte trasparenti e cristalline. In politica la linearità e la logica non andrebbero mai abolite, perché la loro mancanza partorirebbe mostri quali: provvedimenti amministrativi senza né capo né coda, lassismo, superficialità, ambivalenze, timori reverenziali, il pugno di ferro, l’intolleranza e l’intimidazione, la diade amico-nemico (bisognerebbe rileggersi Bobbio sul punto), per cui se non sei dalla mia parte, sei mio nemico, ed io devo fare quanto è nelle mie possibilità per ridurti al silenzio, distruggerti, renderti la vita difficile.
A Ruvo siamo giunti a questo capolinea? Non spetta a me dirlo, ma siamo sulla buona strada. È di tutta evidenza. Di certo un ospite inquieto ed inquietante si aggira per le vuote segreterie politiche di ciò che resta delle sedi di partito, dove fra uno scopone ed un tressette, una cospirazione a due o a tre, il sussurrio dei maldicenti ed il sibilo sinistro dei delatori, si complotta ai danni del paese, delle persone perbene – che ancora ci sono -, a vantaggio di pochi o di nessuno. Si fa strada la nuova visione copernicana narcisistica: io sono il centro del sistema, io conto, io solo penso e ho le soluzioni (a cosa, soprattutto quando si è all’origine di tanti disastri?). Voi, tutti voi, siete appendici, protesi del capo, come Fitto lo fu di Berlusconi (a quale protesi alludesse il Drago, dopo le vicende di questi giorni condite di escort, mignotte, denaro, corruzione, etc., è ora abbastanza chiaro).
L’ospite inquietante è il cinismo, che dà la patente del cattolicesimo sociale a chi, semmai, lo utilizza strumentalmente, giusto per intercettare il voto di qualche nostalgico di un tempo in cui la D.C. era il partito dei cattolici democratici e liberali, con una costante caratterizzazione laica che farebbe impallidire gli odierni cattolici prestati alla politica o, meglio, che sono in politica per ottenere qualche prestito, un seggio alla Provincia o alla Regione, che significa tanti soldi e poche noie per almeno cinque anni. Troppe genuflessioni e poca sana laicità, perché lo Stato e le istituzioni sono laiche e non confessionali. Speriamo cessi quanto prima quest’operazione mistificatoria. Quanto alla fede, è evidente che più che dirsi cristiani, occorre esserlo. Sarebbe il miglior viatico alla nuova evangelizzazione. Sarebbe il servizio più alto alla Chiesa ed alla comunità degli uomini e delle donne.
L’ospite inquietante è il nichilismo delle classi dirigenti, che mettono sulla bilancia il calcolo invece del bene comune. Alcuni suggeriscono che le alleanze di oggi per le amministrative del prossimo maggio riflettono in realtà i calcoli dei singoli circa il loro futuro politico. In altre parole avremo l’impressione di eleggere sindaco e consiglieri comunali, ma in realtà porteremo acqua alle aspirazioni dei singoli per altri scranni, quali la Provincia e la Regione Puglia , con largo anticipo. Già, possiamo pure chiamarle, in tal senso, elezioni anticipate; l’apparenza dice Ruvo, la sostanza dice “altrove”, non qui, non la città delle due gestioni commissariali e dei due fallimenti amministrativi, uno di sinistra, forse due, ed uno di destra, forse due, se la “strana coalizione” dovesse vincere le amministrative. Il futuro di Ruvo è già scritto. Facciamo le Cassandre? È probabile, ma quanto sta accadendo all’ombra del gallo di Melodia e nei suoi dintorni è eloquente.
Vediamo aggirasi ombre grigie e sinistre e destre su Palazzo Avitaja. Speriamo che un vento di maestrale le spazzi via, prima che sia troppo tardi. Salvatore Bernocco
da Ruvolibera, Copyright 2011
mercoledì 2 febbraio 2011
domenica 26 dicembre 2010
UN EVENTO DOPO L’ALTRO, MA POI?
La Sagra del Fungo Cardoncello del 13 e 14 novembre, la XII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico tenutasi a Paestum dal 19 al 22 novembre, la Banda di Ruvo con Pino Minafra ed il M° Michele Di Puppo a Bari al Kursaal Santa Lucia, il 24 novembre, dove è stato presentato il nuovo CD edito dall’etichetta bavarese Enja di Matthias Winckelman, come il precedente lavoro intitolato “La Banda”.
La Pro Loco di Ruvo di Puglia ha organizzato egregiamente la sagra, che ha avuto un’affluenza record di visitatori, e ha partecipato alla Borsa Mediterranea di Paestum per ribadire che essa vuole continuare ad essere portatrice di quelle tradizioni e di quei valori su cui Ruvo si è fondata e tuttora si fonda, nonostante siano palpabili i sintomi della stanchezza e dell’apatia che attraversano la politica, l’economia, il commercio, la cultura, la società. È come se fosse venuto meno il collante della speranza in un riscatto ed in un nuovo inizio. Le società diventano comunità se questo collante regge e si consolida. Quando si allenta, le comunità fanno retromarcia, scendono di un gradino, diventano società, cioè aggregato di uomini e donne che vivono in un luogo senza sentire di appartenervi, senza prendere parte alle decisioni circa il futuro del paese. Non percepiscono cosa sia il bene comune. Seguono le regole, le tradizioni, i regolamenti e quant’altro perché, in un certo senso, vi sono costretti. In verità, dall’idea appena delineata di società si può ulteriormente regredire di uno scalino, e ci si può trasformare in aggregato di uomini e donne, che si ha nel momento in cui il senso di non appartenenza assume aspetti quasi violenti di rifiuto delle regole e delle consuetudini, l’individualismo personale e/o corporativo prende piede, la politica non è più in grado di amministrare con lungimiranza e non si occupa neppure dell’ordinaria amministrazione, ciascuno cerca di farsi strada passando finanche sul cadavere dei propri cari. Uno scenario apocalittico? Assolutamente no, basterebbe analizzare le crisi delle società complesse, soprattutto in quest’epoca di profondo disagio morale e di difficoltà economica globale. L’alternativa alle situazioni di degrado, anche in funzione preventiva, è la cultura, che sia povera o raffinata poco importa. Cultura come sapere, conoscenza utile al farsi delle comunità e alla crescita personale, inaugurando il circuito virtuoso che va dal singolo alla comunità e viceversa. Cultura come rispetto dell’esistente e immaginazione di alternative di sviluppo, come combinazione sapiente di tradizioni e novità di qualità da esportare in funzione del richiamo e dell’attrattiva turistica. È risaputo che non ogni novità che viene proposta ed ottiene cospicui finanziamenti sia una bella novità, cioè sia utile a quel processo di crescita e sviluppo di cui ho detto. Quante pessime novità sono state spacciate come eventi? Parecchie, con spreco di denaro pubblico e nessun beneficio per il cuore e la mente, per il commercio ed il turismo.
Il 19 giugno 2009 la Banda di Ruvo di Puglia ebbe un enorme successo in Francia, al festival di Saint Denis a Parigi. Le musiche della Settimana Santa e quelle di Nino Rota si fusero e diedero vita ad un evento significativo che riscosse successo di pubblico e di critica. La Pro Loco svolse anche a Parigi un’importante funzione di promozione del nostro territorio e delle nostre tradizioni, avvalendosi di un’opportunità di prestigio che assai di rado si verifica.
Il Talos Festival è morto e sepolto, è ormai un ricordo. L’ex convento dei Domenicani è una cattedrale nel deserto. La scuola di musica comunale, che ha sfornato centinaia di bravi musicisti, è stata chiusa. Ci sono miriadi di associazioni culturali e musicali che però non fanno sistema, che si fanno concorrenza leale e sleale, che lottano per ritagliarsi qualche piccolo spazio di notorietà ed ottenere il patrocinio economico del Comune. Bande musicali che diventano bande di soggetti in conflitto fra di loro. Questa frammentazione non giova al paese né al progetto comunitario. Questo individualismo associativo - un ossimoro, una contraddizione in termini, a ben vedere – non porta ossigeno ai polmoni di Ruvo. Occorrerebbe superare la fase infantile dell’egoismo – perché, in fondo, di questo si tratta – ed immaginare di fare un bel tratto di strada insieme, valorizzando le specificità e le esperienze di tutti, senza far sfoggio di intolleranza e primazie.
Non si tratta di abdicare a sé, ma di ritrovarsi in un progetto più ampio, più a misura d’uomo, che è essere in relazione con altri uomini per un fine educativo e morale alto: dare alle nuove generazioni motivi di speranza, affidare loro un organismo vivente, non un paziente in coma.
Salvatore Bernocco
da IL RUBASTINO, Dicembre 2010, Copyright
La Pro Loco di Ruvo di Puglia ha organizzato egregiamente la sagra, che ha avuto un’affluenza record di visitatori, e ha partecipato alla Borsa Mediterranea di Paestum per ribadire che essa vuole continuare ad essere portatrice di quelle tradizioni e di quei valori su cui Ruvo si è fondata e tuttora si fonda, nonostante siano palpabili i sintomi della stanchezza e dell’apatia che attraversano la politica, l’economia, il commercio, la cultura, la società. È come se fosse venuto meno il collante della speranza in un riscatto ed in un nuovo inizio. Le società diventano comunità se questo collante regge e si consolida. Quando si allenta, le comunità fanno retromarcia, scendono di un gradino, diventano società, cioè aggregato di uomini e donne che vivono in un luogo senza sentire di appartenervi, senza prendere parte alle decisioni circa il futuro del paese. Non percepiscono cosa sia il bene comune. Seguono le regole, le tradizioni, i regolamenti e quant’altro perché, in un certo senso, vi sono costretti. In verità, dall’idea appena delineata di società si può ulteriormente regredire di uno scalino, e ci si può trasformare in aggregato di uomini e donne, che si ha nel momento in cui il senso di non appartenenza assume aspetti quasi violenti di rifiuto delle regole e delle consuetudini, l’individualismo personale e/o corporativo prende piede, la politica non è più in grado di amministrare con lungimiranza e non si occupa neppure dell’ordinaria amministrazione, ciascuno cerca di farsi strada passando finanche sul cadavere dei propri cari. Uno scenario apocalittico? Assolutamente no, basterebbe analizzare le crisi delle società complesse, soprattutto in quest’epoca di profondo disagio morale e di difficoltà economica globale. L’alternativa alle situazioni di degrado, anche in funzione preventiva, è la cultura, che sia povera o raffinata poco importa. Cultura come sapere, conoscenza utile al farsi delle comunità e alla crescita personale, inaugurando il circuito virtuoso che va dal singolo alla comunità e viceversa. Cultura come rispetto dell’esistente e immaginazione di alternative di sviluppo, come combinazione sapiente di tradizioni e novità di qualità da esportare in funzione del richiamo e dell’attrattiva turistica. È risaputo che non ogni novità che viene proposta ed ottiene cospicui finanziamenti sia una bella novità, cioè sia utile a quel processo di crescita e sviluppo di cui ho detto. Quante pessime novità sono state spacciate come eventi? Parecchie, con spreco di denaro pubblico e nessun beneficio per il cuore e la mente, per il commercio ed il turismo.
Il 19 giugno 2009 la Banda di Ruvo di Puglia ebbe un enorme successo in Francia, al festival di Saint Denis a Parigi. Le musiche della Settimana Santa e quelle di Nino Rota si fusero e diedero vita ad un evento significativo che riscosse successo di pubblico e di critica. La Pro Loco svolse anche a Parigi un’importante funzione di promozione del nostro territorio e delle nostre tradizioni, avvalendosi di un’opportunità di prestigio che assai di rado si verifica.
Il Talos Festival è morto e sepolto, è ormai un ricordo. L’ex convento dei Domenicani è una cattedrale nel deserto. La scuola di musica comunale, che ha sfornato centinaia di bravi musicisti, è stata chiusa. Ci sono miriadi di associazioni culturali e musicali che però non fanno sistema, che si fanno concorrenza leale e sleale, che lottano per ritagliarsi qualche piccolo spazio di notorietà ed ottenere il patrocinio economico del Comune. Bande musicali che diventano bande di soggetti in conflitto fra di loro. Questa frammentazione non giova al paese né al progetto comunitario. Questo individualismo associativo - un ossimoro, una contraddizione in termini, a ben vedere – non porta ossigeno ai polmoni di Ruvo. Occorrerebbe superare la fase infantile dell’egoismo – perché, in fondo, di questo si tratta – ed immaginare di fare un bel tratto di strada insieme, valorizzando le specificità e le esperienze di tutti, senza far sfoggio di intolleranza e primazie.
Non si tratta di abdicare a sé, ma di ritrovarsi in un progetto più ampio, più a misura d’uomo, che è essere in relazione con altri uomini per un fine educativo e morale alto: dare alle nuove generazioni motivi di speranza, affidare loro un organismo vivente, non un paziente in coma.
Salvatore Bernocco
da IL RUBASTINO, Dicembre 2010, Copyright
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LA COMMEDIA DEGLI EQUIVOCI
Il grande drammaturgo e poeta inglese William Shakespeare scrisse tra il 1589 e il 1594 “La commedia degli errori” (The Comedy of Errors), o “La commedia degli equivoci”. Fu una delle sue prime commedie. Essa ha una connotazione farsesca e comica, laddove il lato comico è dato dallo "slapstick", cioè da scherzi maneschi o grossolani, e dallo scambio d'identità, in aggiunta ai giochi di parole e alle cosiddette paronomasie, cioè ai bisticci di parole.
Pur essendo passata molta acqua sotto i ponti della Storia e delle storie, questa commedia va in scena quotidianamente, forse perché la vita stessa è intessuta di equivoci o di errori più o meno madornali. Ed è attuale nella politica locale, dove gli equivoci si sommano alle incomprensioni, ai deliri ed alle fantasie, dando luogo ad una mistura molto pericolosa e dannosa per la politica medesima, tanto a destra quanto a sinistra.
Non so bene come stiano le cose, ma pare che l’occhio della magistratura sia caduto sulla questione dei comparti. I giudici voglio vederci chiaro, ma su quali aspetti non è dato sapere. Ed ecco che pian piano prende corpo un atto della suddetta commedia, e si fa strada l’ipotesi che ci sia stato un complotto ordito da settori della maggioranza che amministra la città per colpire soggetti della maggioranza medesima. In altre parole nelle file della maggioranza si aggirerebbe un traditore, un golpista. Vero? Falso? Chissà! Quando si solleva un polverone è difficile orientarsi e capirci qualcosa, se ci sia stato un equivoco o un errore amministrativo oppure no, tale da giustificare l’intervento della magistratura e l’acquisizione degli atti inerenti ai comparti, croce e delizia della politica locale da moltissimi anni.
Com’è ovvio che sia, ci si interpella sull’eminenza grigia dell’operazione, e, fra il serio ed il faceto, spuntano nomi più o meno noti, e si fanno illazioni che attengono agli equilibri interni ai partiti. Giochi altamente pericolosi, se così fosse. Manovre che delegittimerebbero la politica locale, che già non se la passa molto bene, a pochi mesi dalle amministrative della prossima primavera, quando saremo chiamati ad eleggere sindaco e consiglio comunale in un clima, si spera, sereno e con piena avvertenza circa uomini, squadre, programmi per il futuro della città. In questo senso, le danze sono state iniziate dal movimento/partito che sostiene la candidatura del dr. Matteo Paparella, che ha previsto una serie di incontri programmatici su diverse questioni a partire dal mese di dicembre presso la Birreria dei Cavalieri. L’obiettivo è quello di elargire ricette preconfezionate o di ascoltare gli umori, le idee, i suggerimenti degli invitati? Già, perché non vi si accede liberamente, ma dietro invito, cosa alquanto inusuale. E questo mentre il dr. Paparella è sotto tiro alla Provincia di Bari da parte di esponenti della sua stessa parte politica.
Ma andiamo avanti. Mentre prosegue la commedia degli equivoci nel centrodestra, dove l’equivoco consiste nella candidatura di due esponenti dello stesso partito, il PDL, i quali non si daranno pacche sulle spalle ma ceffoni politici, nello schieramento di sinistra si deve registrare il fraintendimento sulla scelta del PD di candidare Vito Nicola Ottombrini alla carica di sindaco. Qual è il fraintendimento? È stato detto che la scelta di candidare Ottombrini sia stata in qualche modo condizionata, obbligata, resa inevitabile dal quadrumvirato di maggioranza del PD, composto da Caterina Montaruli, Luca Crispino, Biagio Mastrorilli e lo stesso Ottombrini. Scientemente non sarebbe stato attivato un percorso virtuoso per l’individuazione del candidato ottimale. Ma ciò detto, Vito Ottombrini è il candidato della coalizione, quindi uno dei protagonisti della commedia degli equivoci, e sul punto non sembra si possa tornare indietro o obiettare. Del resto, ci risulta che siano stati condotti dei sondaggi, che siano state avvicinate alcune persone, le quali non si sarebbero rese disponibili, esibendo la carta di picche. Come questi sondaggi siano stati condotti, se in modo da provocare un rifiuto da parte degli avvicinati o in altro modo, non ci è dato, anche in questo caso, sapere.
Altro capitolo o paragrafo è rappresentato dalla posizione dell’UDC. Con chi si schiererà il partito di Casini, Cesa e Buttiglione? Con la sinistra o con la destra? E con quale destra, visto che ce ne sarebbero due? Le indiscrezioni danno ancora candidato il dr. Saverio Fatone, già sindaco di Ruvo. Se così fosse, ci sarebbe una terza candidatura a sindaco, con ballottaggio assicurato.
Allo stato dell’arte, quindi, sul proscenio ci sarebbero tre medici ed un insegnante, ex funzionario dell’INPS. Sorge spontanea una domanda: che la medicina non sia più una professione da esercitare? Ecco allora che la nostrana commedia degli equivoci potrebbe intitolarsi proprio così “Tre medici ed un insegnante”, dove, all’atto secondo, il diplomato la spunta sui laureati. Potrebbe darsi, perché no?
Salvatore Bernocco
Pur essendo passata molta acqua sotto i ponti della Storia e delle storie, questa commedia va in scena quotidianamente, forse perché la vita stessa è intessuta di equivoci o di errori più o meno madornali. Ed è attuale nella politica locale, dove gli equivoci si sommano alle incomprensioni, ai deliri ed alle fantasie, dando luogo ad una mistura molto pericolosa e dannosa per la politica medesima, tanto a destra quanto a sinistra.
Non so bene come stiano le cose, ma pare che l’occhio della magistratura sia caduto sulla questione dei comparti. I giudici voglio vederci chiaro, ma su quali aspetti non è dato sapere. Ed ecco che pian piano prende corpo un atto della suddetta commedia, e si fa strada l’ipotesi che ci sia stato un complotto ordito da settori della maggioranza che amministra la città per colpire soggetti della maggioranza medesima. In altre parole nelle file della maggioranza si aggirerebbe un traditore, un golpista. Vero? Falso? Chissà! Quando si solleva un polverone è difficile orientarsi e capirci qualcosa, se ci sia stato un equivoco o un errore amministrativo oppure no, tale da giustificare l’intervento della magistratura e l’acquisizione degli atti inerenti ai comparti, croce e delizia della politica locale da moltissimi anni.
Com’è ovvio che sia, ci si interpella sull’eminenza grigia dell’operazione, e, fra il serio ed il faceto, spuntano nomi più o meno noti, e si fanno illazioni che attengono agli equilibri interni ai partiti. Giochi altamente pericolosi, se così fosse. Manovre che delegittimerebbero la politica locale, che già non se la passa molto bene, a pochi mesi dalle amministrative della prossima primavera, quando saremo chiamati ad eleggere sindaco e consiglio comunale in un clima, si spera, sereno e con piena avvertenza circa uomini, squadre, programmi per il futuro della città. In questo senso, le danze sono state iniziate dal movimento/partito che sostiene la candidatura del dr. Matteo Paparella, che ha previsto una serie di incontri programmatici su diverse questioni a partire dal mese di dicembre presso la Birreria dei Cavalieri. L’obiettivo è quello di elargire ricette preconfezionate o di ascoltare gli umori, le idee, i suggerimenti degli invitati? Già, perché non vi si accede liberamente, ma dietro invito, cosa alquanto inusuale. E questo mentre il dr. Paparella è sotto tiro alla Provincia di Bari da parte di esponenti della sua stessa parte politica.
Ma andiamo avanti. Mentre prosegue la commedia degli equivoci nel centrodestra, dove l’equivoco consiste nella candidatura di due esponenti dello stesso partito, il PDL, i quali non si daranno pacche sulle spalle ma ceffoni politici, nello schieramento di sinistra si deve registrare il fraintendimento sulla scelta del PD di candidare Vito Nicola Ottombrini alla carica di sindaco. Qual è il fraintendimento? È stato detto che la scelta di candidare Ottombrini sia stata in qualche modo condizionata, obbligata, resa inevitabile dal quadrumvirato di maggioranza del PD, composto da Caterina Montaruli, Luca Crispino, Biagio Mastrorilli e lo stesso Ottombrini. Scientemente non sarebbe stato attivato un percorso virtuoso per l’individuazione del candidato ottimale. Ma ciò detto, Vito Ottombrini è il candidato della coalizione, quindi uno dei protagonisti della commedia degli equivoci, e sul punto non sembra si possa tornare indietro o obiettare. Del resto, ci risulta che siano stati condotti dei sondaggi, che siano state avvicinate alcune persone, le quali non si sarebbero rese disponibili, esibendo la carta di picche. Come questi sondaggi siano stati condotti, se in modo da provocare un rifiuto da parte degli avvicinati o in altro modo, non ci è dato, anche in questo caso, sapere.
Altro capitolo o paragrafo è rappresentato dalla posizione dell’UDC. Con chi si schiererà il partito di Casini, Cesa e Buttiglione? Con la sinistra o con la destra? E con quale destra, visto che ce ne sarebbero due? Le indiscrezioni danno ancora candidato il dr. Saverio Fatone, già sindaco di Ruvo. Se così fosse, ci sarebbe una terza candidatura a sindaco, con ballottaggio assicurato.
Allo stato dell’arte, quindi, sul proscenio ci sarebbero tre medici ed un insegnante, ex funzionario dell’INPS. Sorge spontanea una domanda: che la medicina non sia più una professione da esercitare? Ecco allora che la nostrana commedia degli equivoci potrebbe intitolarsi proprio così “Tre medici ed un insegnante”, dove, all’atto secondo, il diplomato la spunta sui laureati. Potrebbe darsi, perché no?
Salvatore Bernocco
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domenica 12 dicembre 2010
LE GRANDI MANOVRE IN VISTA DEL VOTO
Le grandi manovre in vista del voto amministrativo dell’anno prossimo sono cominciate. Il quadro politico va delineandosi in modo non sempre lineare. Dal confronto fra le forze politiche locali emergono margini di perplessità circa le future alleanze e qualche nodo gordiano da sciogliere affinché ci sia estrema chiarezza e gli elettori ruvesi possano esprimere un voto secondo scienza e coscienza, influenzato, più che dalle piccole e grandi aspettative personali, da una riflessione attenta e consapevole sugli uomini ed i programmi amministrativi, sul futuro di Ruvo, che va ridisegnato secondo logiche di progresso che combinino la tutela dell’ambiente con lo sviluppo economico e produttivo. Si parla sempre più spesso di sviluppo ecosostenibile, il che, per noi, potrebbe voler dire prestare attenzione massima al P.U.G. e al suo impatto sulla qualità della vita dei ruvesi. Corre voce che taluno intenda candidarsi per gestirne la fase attuativa. Ci sono appetiti intorno al Piano? Ci sono interessi più o meno inconfessabili alla base di certe candidature? Sono domande che al momento non possono avere una risposta. Gli inglesi dicono: “actions speak louder than words”, cioè le azioni parlano più forte delle parole. Vero. Saranno i fatti, le azioni, gli atti amministrativi a parlare chiaro e forte, al di là dei programmi amministrativi che spesso sono libri dei sogni, un’accozzaglia di buone intenzioni senza esito, il classico specchietto per le allodole. Solo che di questi tempi il numero delle allodole stolte è in netta diminuzione. C’è una coscienza critica che tenta di imporsi anche grazie ai siti web, a Ruvolive e a Ruvodipugliaweb, a certa stampa poco allineata e libera, come La Nuova Città. Facebook non è soltanto un luogo di “cazzeggio” virtuale, ma arena politica, dove si discute anche di politica locale e di politici veri o presunti, di candidati e candidature. Ben vengano.
Fatta questa premessa, pare che ormai non ci sia più alcun dubbio sulla spaccatura verticale nel PDL. Né pare esserci alcun dubbio che i margini per una ricomposizione siano praticamente nulli, come del resto ha confermato la massiccia presenza dei vertici provinciali e regionali del PDL alla convention tenutasi all’Hotel Pineta, in cui si è ufficializzata la candidatura a sindaco di Franco Catalano. Il PDL punta decisamente su di lui, mentre Matteo Paparella, stando ai rumors, gli sarà avversario con un coacervo di liste di sostegno. Ma ciò non avrà effetti indolori. Esponenti influenti del PDL ci hanno confidato che l’ufficializzazione della candidatura di Paparella a sindaco avrà conseguenze pesanti sul piano provinciale. Paparella non più assessore nella Giunta guidata dal suo sponsor politico Schittulli? Se rispondesse a verità, sarebbe un colpo micidiale inferto alle sue aspirazioni, praticamente una espulsione dal PDL. Sul punto bisognerebbe capire dove vuole andare a parare Schittulli col suo nuovo movimento regionale.
L’UDC è corteggiata da destra e da sinistra. Tutti sostengono di intrattenere ottimi rapporti con Saverio Fatone e di essere vicini ad un accordo con lui. La posizione terzista dell’UDC gli permette ampi margini di manovra ed un potere di condizionamento notevole sul piano politico ed amministrativo. Fatone, che non è uno sprovveduto, ha dato colpi al cerchio ed alla botte, il che significa che, allo stato dell’arte, è in stand by, è in attesa di comprendere meglio la forza e la consistenza delle forze in campo per poter sciogliere le riserve e decidere. Non è tuttavia esclusa una candidatura dell’UDC in prima battuta per contare il consenso di cui si dispone e farlo valere al tavolo delle trattative.
Viriamo a sinistra. Serpeggiano ancora malumori e distinguo sulla candidatura a sindaco di Vito Ottombrini, che taluni esponenti del PD ritengono sia stata pilotata ed ammannita. In altre parole, si sarebbe voluto arrivare a quella candidatura, si sarebbe manovrato perché non ne emergessero altre. È una critica all’operato della segreteria guidata da Caterina Montaruli, la quale ci consta che abbia sondato altre ipotesi ricevendone dinieghi e collezionando indisponibilità. Anche il sindaco uscente Stragapede non va esente da stoccate. Gli si addebita di essersi lavato, dal punto di vista politico, le mani, come un novello Ponzio Pilato. Egli sarebbe dovuto essere il sindaco che avrebbe dovuto preparare la transizione, traghettare una nuova classe politica verso l’assunzione di responsabilità amministrative, indicare, in un certo senso, il suo successore. Invece, ci confida uno dei suoi assessori, non l’ha fatto. Ma che il compito di un sindaco debba essere anche questo ci sembra eccessivo. La verità è che la classe politica non ha più un luogo di selezione e di crescita e che è lievitato il tasso di individualismo e autoreferenzialità, in altre parole il “tutti contro tutti”. Il fiuto politico si acquisiva nei partiti, come del resto ha capito la Lega Nord, che ha messo su delle scuole di formazione per amministratori locali. Oggi, almeno a Ruvo, ci sono dei dominus e a latere i loro scherani, i piccoli mestieranti, gli oltranzisti, i fan ottusi ed i tifosi senza capacità di discernimento. Gruppetti di fedelissimi pronti ad abbassarsi i pantaloni per un pugno di lenticchie.
Ora, ci sembra che Vito Ottombrini, che ha un compito non facile, debba agire perché il cerchio quadri presto e non si deformi. Dalla sua parte, comunque, ci sarebbero già l’Italia dei Valori, l’API di Rutelli, Città in Movimento, Rifondazione Comunista.
Gli vengono riconosciute qualità morali di bontà, onestà, umiltà e disponibilità. Per alcuni bontà ed umiltà equivarrebbero a fessaggine. Invece sono condizioni per essere in sintonia con le persone, a servizio dei più deboli, per coglierne meglio i bisogni. Siamo dell’avviso che in un mondo di malvagi un sindaco buono, di destra o di sinistra, che non ricorra alle vendette dirette e trasversali, che non usi il suo potere e la sua influenza per nuocere a chi dissente da lui, non guasti. Un sindaco buono può quindi essere un buon sindaco, non vi è nessuna controindicazione.
Primo cittadino, poi, non lo si nasce, lo si diventa con l’impegno ed avvalendosi di una squadra di coadiutori competenti e responsabili. La fortuna di un sindaco dipende per larghissima parte dai suoi collaboratori. Ritenere che un uomo solo possa risolvere i problemi del paese è una pia illusione. Una pericolosa illusione. A pensarci bene è un salto nel passato, un ritorno all’uomo della provvidenza. Con conseguenti disastri.
Salvatore Bernocco
Novembre 2010, La Nuova Città, Copyright
Fatta questa premessa, pare che ormai non ci sia più alcun dubbio sulla spaccatura verticale nel PDL. Né pare esserci alcun dubbio che i margini per una ricomposizione siano praticamente nulli, come del resto ha confermato la massiccia presenza dei vertici provinciali e regionali del PDL alla convention tenutasi all’Hotel Pineta, in cui si è ufficializzata la candidatura a sindaco di Franco Catalano. Il PDL punta decisamente su di lui, mentre Matteo Paparella, stando ai rumors, gli sarà avversario con un coacervo di liste di sostegno. Ma ciò non avrà effetti indolori. Esponenti influenti del PDL ci hanno confidato che l’ufficializzazione della candidatura di Paparella a sindaco avrà conseguenze pesanti sul piano provinciale. Paparella non più assessore nella Giunta guidata dal suo sponsor politico Schittulli? Se rispondesse a verità, sarebbe un colpo micidiale inferto alle sue aspirazioni, praticamente una espulsione dal PDL. Sul punto bisognerebbe capire dove vuole andare a parare Schittulli col suo nuovo movimento regionale.
L’UDC è corteggiata da destra e da sinistra. Tutti sostengono di intrattenere ottimi rapporti con Saverio Fatone e di essere vicini ad un accordo con lui. La posizione terzista dell’UDC gli permette ampi margini di manovra ed un potere di condizionamento notevole sul piano politico ed amministrativo. Fatone, che non è uno sprovveduto, ha dato colpi al cerchio ed alla botte, il che significa che, allo stato dell’arte, è in stand by, è in attesa di comprendere meglio la forza e la consistenza delle forze in campo per poter sciogliere le riserve e decidere. Non è tuttavia esclusa una candidatura dell’UDC in prima battuta per contare il consenso di cui si dispone e farlo valere al tavolo delle trattative.
Viriamo a sinistra. Serpeggiano ancora malumori e distinguo sulla candidatura a sindaco di Vito Ottombrini, che taluni esponenti del PD ritengono sia stata pilotata ed ammannita. In altre parole, si sarebbe voluto arrivare a quella candidatura, si sarebbe manovrato perché non ne emergessero altre. È una critica all’operato della segreteria guidata da Caterina Montaruli, la quale ci consta che abbia sondato altre ipotesi ricevendone dinieghi e collezionando indisponibilità. Anche il sindaco uscente Stragapede non va esente da stoccate. Gli si addebita di essersi lavato, dal punto di vista politico, le mani, come un novello Ponzio Pilato. Egli sarebbe dovuto essere il sindaco che avrebbe dovuto preparare la transizione, traghettare una nuova classe politica verso l’assunzione di responsabilità amministrative, indicare, in un certo senso, il suo successore. Invece, ci confida uno dei suoi assessori, non l’ha fatto. Ma che il compito di un sindaco debba essere anche questo ci sembra eccessivo. La verità è che la classe politica non ha più un luogo di selezione e di crescita e che è lievitato il tasso di individualismo e autoreferenzialità, in altre parole il “tutti contro tutti”. Il fiuto politico si acquisiva nei partiti, come del resto ha capito la Lega Nord, che ha messo su delle scuole di formazione per amministratori locali. Oggi, almeno a Ruvo, ci sono dei dominus e a latere i loro scherani, i piccoli mestieranti, gli oltranzisti, i fan ottusi ed i tifosi senza capacità di discernimento. Gruppetti di fedelissimi pronti ad abbassarsi i pantaloni per un pugno di lenticchie.
Ora, ci sembra che Vito Ottombrini, che ha un compito non facile, debba agire perché il cerchio quadri presto e non si deformi. Dalla sua parte, comunque, ci sarebbero già l’Italia dei Valori, l’API di Rutelli, Città in Movimento, Rifondazione Comunista.
Gli vengono riconosciute qualità morali di bontà, onestà, umiltà e disponibilità. Per alcuni bontà ed umiltà equivarrebbero a fessaggine. Invece sono condizioni per essere in sintonia con le persone, a servizio dei più deboli, per coglierne meglio i bisogni. Siamo dell’avviso che in un mondo di malvagi un sindaco buono, di destra o di sinistra, che non ricorra alle vendette dirette e trasversali, che non usi il suo potere e la sua influenza per nuocere a chi dissente da lui, non guasti. Un sindaco buono può quindi essere un buon sindaco, non vi è nessuna controindicazione.
Primo cittadino, poi, non lo si nasce, lo si diventa con l’impegno ed avvalendosi di una squadra di coadiutori competenti e responsabili. La fortuna di un sindaco dipende per larghissima parte dai suoi collaboratori. Ritenere che un uomo solo possa risolvere i problemi del paese è una pia illusione. Una pericolosa illusione. A pensarci bene è un salto nel passato, un ritorno all’uomo della provvidenza. Con conseguenti disastri.
Salvatore Bernocco
Novembre 2010, La Nuova Città, Copyright
domenica 14 novembre 2010
LA MISURA E' COLMA
Si badi bene: non è una questione di partiti, di schieramenti politici. Essa prescinde dal simpatizzare per la destra, il centro o la sinistra. È una questione ben più seria che attiene all’etica pubblica e all’esempio che si dà alle giovani generazioni, la cui precarietà esistenziale si nutre sempre più di scandali a sfondo sessuale che, in altre nazioni occidentali e non solo, avrebbero sollevato un’ondata di indignazione, messo sotto torchio i responsabili, costringendoli a rassegnare le dimissioni e a vivere nel privato i loro vizi.
I lettori di Fermento ricorderanno a cosa andò incontro il presidente degli U.S.A., Bill Clinton, a causa di una relazione extraconiugale con una certa Monica Lewinsky. Fu messo sotto accusa e sfiorò l’impeachment. Qualche anno prima, sempre negli U.S.A., un candidato democratico in corsa per la nomination fu costretto ad abbandonare la competizione per una relazione sessuale con una avvenente amica. Ma la lista potrebbe essere lunga e dettagliata ed evitiamo di buttarla giù.
In Italia, invece, non ci si scompone più di tanto. Che il presidente del Consiglio dei Ministri, che viaggia verso gli ottant’anni, frequenti escort e veline giovanissime, alle quali fa regali principeschi per bontà di cuore, suscita battute salaci, il commento piccato di Famiglia Cristiana e quello ironico e stupefatto dei giornali di mezzo mondo, le fustigate delle opposizioni, ma tutto resta desolatamente senza esito. Anzi, si è finanche fieri del proprio deplorevole comportamento, tant’è che il medesimo presidente, invece di fare il mea culpa, dichiara di amare la bella vita, le belle donne e che non rinuncerà mai al suo stile di vita. Se stiamo alla dottrina ed ai vangeli, egli andrebbe inserito nel novero dei gaudenti o dei lussuriosi, ai quali, a voler essere franchi, la assoluzione e la comunione andrebbero impartite con una certa attenzione, senza praticare sconti per i potenti che, dinanzi a Dio, non hanno valore alcuno. Nel frattempo ci si chiede anche come possa il succitato presidente parlare alla Conferenza nazionale della famiglia, in programma a Milano dall’8 al 10 novembre prossimi. Cosa potrebbe dire? Quale lezione potrebbe dare? Quali temi potrebbe toccare?
Qualcuno potrebbe obiettare che sono comportamenti e vizi privati che non hanno niente a che fare con le funzioni pubbliche. Non è così. Sono faccende private fino a quando e se non danneggiano l’immagine di un Paese e delle sue istituzioni democratiche. Diremo di più: lo sono se il soggetto non riveste cariche pubbliche. Se è sindaco, amministratore, presidente di provincia, di regione o del governo, insomma se è un esponente politico, ciò che è privato ha inevitabilmente risvolti pubblici, deve essere oggetto di considerazione e di giudizio da parte dell’opinione pubblica, che ha il diritto di essere governata da persone degne, serie, responsabili, eticamente corrette, dedite al bene comune piuttosto che alle sottane delle veline e delle escort, alle barzellette e all’abituale gesto delle corna in sede internazionale. L’ex sindaco di Bologna Del Bono ebbe il suo Cinziagate e rassegnò le sue dimissioni dal Consiglio comunale. Per il presidente del Consiglio c’è il Rubygate e c’è stata la vicenda D’Addario. Un’altra storiella a luci rosse sta venendo a galla con particolari piccanti ed inquietanti, mentre il sindaco di Bari Emiliano ha fatto appello alla classe dirigente barese perché eviti il consumo di cocaina.
L’impressione che si ha è quella di una nazione in cui l’immoralità regna sovrana, dove all’immondizia napoletana si aggiunge quella delle classi dirigenti, dove dilagano le mafie e la corruzione. Ne arresti dieci ed altri cento si danno ai medesimi traffici illeciti. Perché? Perché il denaro, Mammona, il potere, è il re di questo mondo, luccica. Tutti coloro che lo servono, servono il Male e si fanno del male, faranno l’esperienza della morte, che ne siano o meno consapevoli. Già, perché, prima o dopo, Mammona presenta il conto, ed è salato. Mammona chiede in cambio l’anima.
Abbiamo fatto del moralismo da cattolici bacchettoni? Non direi. Abbiamo parlato di quanto sta accadendo, di questo spettacolo desolante che preoccupa i Vescovi italiani ed il Santo Padre.
Si ha bisogno di politici cristiani, di persone sane e di buona volontà, libere e disinteressate, per imprimere una svolta a questo Paese, innanzitutto culturale e morale. Il rischio è che ci si possa assuefare all’andazzo e ritenere normale ciò che è solo frutto di libertinaggio e dissolutezza.
Copyright 2010, Salvatore Bernocco, Fermento Novembre 2010
I lettori di Fermento ricorderanno a cosa andò incontro il presidente degli U.S.A., Bill Clinton, a causa di una relazione extraconiugale con una certa Monica Lewinsky. Fu messo sotto accusa e sfiorò l’impeachment. Qualche anno prima, sempre negli U.S.A., un candidato democratico in corsa per la nomination fu costretto ad abbandonare la competizione per una relazione sessuale con una avvenente amica. Ma la lista potrebbe essere lunga e dettagliata ed evitiamo di buttarla giù.
In Italia, invece, non ci si scompone più di tanto. Che il presidente del Consiglio dei Ministri, che viaggia verso gli ottant’anni, frequenti escort e veline giovanissime, alle quali fa regali principeschi per bontà di cuore, suscita battute salaci, il commento piccato di Famiglia Cristiana e quello ironico e stupefatto dei giornali di mezzo mondo, le fustigate delle opposizioni, ma tutto resta desolatamente senza esito. Anzi, si è finanche fieri del proprio deplorevole comportamento, tant’è che il medesimo presidente, invece di fare il mea culpa, dichiara di amare la bella vita, le belle donne e che non rinuncerà mai al suo stile di vita. Se stiamo alla dottrina ed ai vangeli, egli andrebbe inserito nel novero dei gaudenti o dei lussuriosi, ai quali, a voler essere franchi, la assoluzione e la comunione andrebbero impartite con una certa attenzione, senza praticare sconti per i potenti che, dinanzi a Dio, non hanno valore alcuno. Nel frattempo ci si chiede anche come possa il succitato presidente parlare alla Conferenza nazionale della famiglia, in programma a Milano dall’8 al 10 novembre prossimi. Cosa potrebbe dire? Quale lezione potrebbe dare? Quali temi potrebbe toccare?
Qualcuno potrebbe obiettare che sono comportamenti e vizi privati che non hanno niente a che fare con le funzioni pubbliche. Non è così. Sono faccende private fino a quando e se non danneggiano l’immagine di un Paese e delle sue istituzioni democratiche. Diremo di più: lo sono se il soggetto non riveste cariche pubbliche. Se è sindaco, amministratore, presidente di provincia, di regione o del governo, insomma se è un esponente politico, ciò che è privato ha inevitabilmente risvolti pubblici, deve essere oggetto di considerazione e di giudizio da parte dell’opinione pubblica, che ha il diritto di essere governata da persone degne, serie, responsabili, eticamente corrette, dedite al bene comune piuttosto che alle sottane delle veline e delle escort, alle barzellette e all’abituale gesto delle corna in sede internazionale. L’ex sindaco di Bologna Del Bono ebbe il suo Cinziagate e rassegnò le sue dimissioni dal Consiglio comunale. Per il presidente del Consiglio c’è il Rubygate e c’è stata la vicenda D’Addario. Un’altra storiella a luci rosse sta venendo a galla con particolari piccanti ed inquietanti, mentre il sindaco di Bari Emiliano ha fatto appello alla classe dirigente barese perché eviti il consumo di cocaina.
L’impressione che si ha è quella di una nazione in cui l’immoralità regna sovrana, dove all’immondizia napoletana si aggiunge quella delle classi dirigenti, dove dilagano le mafie e la corruzione. Ne arresti dieci ed altri cento si danno ai medesimi traffici illeciti. Perché? Perché il denaro, Mammona, il potere, è il re di questo mondo, luccica. Tutti coloro che lo servono, servono il Male e si fanno del male, faranno l’esperienza della morte, che ne siano o meno consapevoli. Già, perché, prima o dopo, Mammona presenta il conto, ed è salato. Mammona chiede in cambio l’anima.
Abbiamo fatto del moralismo da cattolici bacchettoni? Non direi. Abbiamo parlato di quanto sta accadendo, di questo spettacolo desolante che preoccupa i Vescovi italiani ed il Santo Padre.
Si ha bisogno di politici cristiani, di persone sane e di buona volontà, libere e disinteressate, per imprimere una svolta a questo Paese, innanzitutto culturale e morale. Il rischio è che ci si possa assuefare all’andazzo e ritenere normale ciò che è solo frutto di libertinaggio e dissolutezza.
Copyright 2010, Salvatore Bernocco, Fermento Novembre 2010
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SAGRA DEL FUNGO CARDONCELLO
I funghi sono prelibati, squisiti, ricercati. Compaiono nei menù di haute cuisine e sulle tavole degli italiani. Eppure non sempre hanno goduto di una buona reputazione. Plinio il Vecchio, ad esempio, li annoverava “fra i cibi meno raccomandabili”, ed il Cardoncello, in particolare, chiamato anche Cardarello, Ferlengo, Fungo di Ferula, a seconda delle regioni, era considerato espressione di forze soprannaturali, afrodisiaco nel Medioevo, tanto da essere messo all'indice dal Santo Uffizio perché distoglieva i pellegrini dall'idea della penitenza che doveva essere collegata al Pellegrinaggio del Giubileo. Il vegetarianesimo li annovera fra i cibi “tamasici”, conduttori di energia inerte, che rendono statici sia fisicamente che mentalmente, ostacolando la concentrazione e il progresso spirituale. Ad essi si contrappongono quelli “sattvici”, che invece aiutano a mantenere la salute e la serenità della mente, favorendo il progresso dello spirito.
Ma il vegetarianesimo non ha moltissimi seguaci e, d’altro canto, sotto il profilo dietetico il Cardoncello fresco è un toccasana e viene utilizzato nelle diete ipocaloriche. Contiene mediamente dall'85% al 95% di acqua, il 4-5% di zuccheri, il 3,8-4% di proteine, lo 0,4-0,7 di grassi; sono presenti in esso tutti gli amminoacidi principali e le vitamine con un buon livello, insolito per i vegetali, di biotina.
Il Cardoncello, diffuso allo stato naturale nel sud dell'Italia, della Francia e della Spagna, gode quindi nel complesso di buona fama. È il fungo più apprezzato in Puglia, in Sardegna, in Basilicata e in alcune province del Lazio e della Sicilia. Spunta nella Murgia barese in autunno, predilige il clima mediterraneo e cresce e si sviluppa sui resti di eryngium campestre ed eryngium marittimum.
Negli anni 60 e 70 del precedente secolo era di rito recarsi alla Murgia alla ricerca del Cardoncello. Interi nuclei familiari si mobilitavano, talvolta tornando a casa a mani vuote, perché era (ed è) necessario possedere una sorta di “mappa del tesoro”, essere a conoscenza dei luoghi dove si annidano, avere un occhio allenato ed una mente non distratta. Un lieve luccicore può segnalare la presenza di una “fungaiola”, cioè di un corposo giacimento di funghi, ed è indescrivibile la soddisfazione del cercatore di funghi nell’atto di appropriarsene e mostrarla come ‘trofeo di caccia’ agli allibiti concorrenti. Oggi il rito si è fatto estemporaneo, anche a causa delle restrizioni imposte dalle leggi, per cui occorre essere patentati se si vuole dare la caccia al Cardoncello. Siamo maestri nel complicare le cose e nel determinare certi fenomeni, come la proliferazione dei pani, per cui i funghi nascono ‘extra utero’, hanno probabilmente un prezzo di vendita più basso, ma un sapore meno prelibato, un po’ scipito.
Con la Sagra del Fungo Cardoncello, che mette in relazione i paesi di Spinazzola, Cassano e Ruvo di Puglia, dove si svolgerà il 13 e 14 novembre prossimi nel bel centro storico, si rinverdisce quel rito collettivo ormai consegnato alla storia. Una sagra è un’occasione per mettere in rete gusti, tradizioni, sapori, luoghi, persone, per cui non si tratta di un banale “specchietto per le allodole” escogitato per richiamare a Ruvo di Puglia un flusso di turisti ed avventori a lenimento momentaneo dell’economia locale, o di settori di essa. Con la sagra si intercetta la fame degli occhi di conoscere nuovi spazi, monumenti, bellezze, “nicchie”. Si vellicano l’olfatto ed il palato dei viaggiatori del sabato e della domenica; si incentiva il cosiddetto microturismo territoriale, ponendo al centro una comunità col suo intero patrimonio enogastronomico e culturale latu sensu. Si disegnano nuovi protagonisti del sistema turistico locale, non solo le Pro Loco con le loro competenze specifiche, ma anche altri operatori, gli artigiani, i commercianti, la ristorazione, l’agriturismo, i bed and breakfast. Tutti costoro sono responsabilizzati e chiamati a fare squadra per rendere la città di Ruvo di Puglia appetibile, accogliente, calorosa, e la sagra un momento da ricordare e da trasmettere. In questo senso va la dichiarazione dell’Assessore al Turismo ed alla Cultura, Cleto Bucci, per il quale “una città ospitale è un luogo di produzione e allo stesso tempo un luogo di consumo. Il successo di ogni iniziativa, come appunto questa della Sagra del Cardoncello, consiste nel saper catturare “cittadini temporanei” e cioè i turisti, e sapergli dare opportune motivazioni affinché possano “consumare in loco”. Questo può accadere se il turista, cioè il cittadino temporaneo, riuscirà a condividere con noi ruvesi, emozioni, atmosfere, servizi, cultura, riuscirà quindi in una sola parola ad arricchirsi culturalmente e umanamente”. La sagra si avvale del fattivo contributo della Banca di Credito Cooperativo di Santeramo in Colle e dell’ASCOM – Confcommercio. Ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Bari. È mancato il sostegno economico del Comune di Ruvo di Puglia, ma non quello morale. Motore dell’iniziativa la Pro Loco di Ruvo, presieduta da Giuseppe Tedone, il quale ha evidenziato l’importanza del fattore sinergico e di fornire risposte adeguate alle istanze di un turismo sempre più selezionato ed esigente, col decisivo apporto della popolazione ruvese, che un vecchio adagio vuole amante del forestiero.
Copyright 2010 Salvatore Bernocco, la Repubblica, 13 novembre 2010
Ma il vegetarianesimo non ha moltissimi seguaci e, d’altro canto, sotto il profilo dietetico il Cardoncello fresco è un toccasana e viene utilizzato nelle diete ipocaloriche. Contiene mediamente dall'85% al 95% di acqua, il 4-5% di zuccheri, il 3,8-4% di proteine, lo 0,4-0,7 di grassi; sono presenti in esso tutti gli amminoacidi principali e le vitamine con un buon livello, insolito per i vegetali, di biotina.
Il Cardoncello, diffuso allo stato naturale nel sud dell'Italia, della Francia e della Spagna, gode quindi nel complesso di buona fama. È il fungo più apprezzato in Puglia, in Sardegna, in Basilicata e in alcune province del Lazio e della Sicilia. Spunta nella Murgia barese in autunno, predilige il clima mediterraneo e cresce e si sviluppa sui resti di eryngium campestre ed eryngium marittimum.
Negli anni 60 e 70 del precedente secolo era di rito recarsi alla Murgia alla ricerca del Cardoncello. Interi nuclei familiari si mobilitavano, talvolta tornando a casa a mani vuote, perché era (ed è) necessario possedere una sorta di “mappa del tesoro”, essere a conoscenza dei luoghi dove si annidano, avere un occhio allenato ed una mente non distratta. Un lieve luccicore può segnalare la presenza di una “fungaiola”, cioè di un corposo giacimento di funghi, ed è indescrivibile la soddisfazione del cercatore di funghi nell’atto di appropriarsene e mostrarla come ‘trofeo di caccia’ agli allibiti concorrenti. Oggi il rito si è fatto estemporaneo, anche a causa delle restrizioni imposte dalle leggi, per cui occorre essere patentati se si vuole dare la caccia al Cardoncello. Siamo maestri nel complicare le cose e nel determinare certi fenomeni, come la proliferazione dei pani, per cui i funghi nascono ‘extra utero’, hanno probabilmente un prezzo di vendita più basso, ma un sapore meno prelibato, un po’ scipito.
Con la Sagra del Fungo Cardoncello, che mette in relazione i paesi di Spinazzola, Cassano e Ruvo di Puglia, dove si svolgerà il 13 e 14 novembre prossimi nel bel centro storico, si rinverdisce quel rito collettivo ormai consegnato alla storia. Una sagra è un’occasione per mettere in rete gusti, tradizioni, sapori, luoghi, persone, per cui non si tratta di un banale “specchietto per le allodole” escogitato per richiamare a Ruvo di Puglia un flusso di turisti ed avventori a lenimento momentaneo dell’economia locale, o di settori di essa. Con la sagra si intercetta la fame degli occhi di conoscere nuovi spazi, monumenti, bellezze, “nicchie”. Si vellicano l’olfatto ed il palato dei viaggiatori del sabato e della domenica; si incentiva il cosiddetto microturismo territoriale, ponendo al centro una comunità col suo intero patrimonio enogastronomico e culturale latu sensu. Si disegnano nuovi protagonisti del sistema turistico locale, non solo le Pro Loco con le loro competenze specifiche, ma anche altri operatori, gli artigiani, i commercianti, la ristorazione, l’agriturismo, i bed and breakfast. Tutti costoro sono responsabilizzati e chiamati a fare squadra per rendere la città di Ruvo di Puglia appetibile, accogliente, calorosa, e la sagra un momento da ricordare e da trasmettere. In questo senso va la dichiarazione dell’Assessore al Turismo ed alla Cultura, Cleto Bucci, per il quale “una città ospitale è un luogo di produzione e allo stesso tempo un luogo di consumo. Il successo di ogni iniziativa, come appunto questa della Sagra del Cardoncello, consiste nel saper catturare “cittadini temporanei” e cioè i turisti, e sapergli dare opportune motivazioni affinché possano “consumare in loco”. Questo può accadere se il turista, cioè il cittadino temporaneo, riuscirà a condividere con noi ruvesi, emozioni, atmosfere, servizi, cultura, riuscirà quindi in una sola parola ad arricchirsi culturalmente e umanamente”. La sagra si avvale del fattivo contributo della Banca di Credito Cooperativo di Santeramo in Colle e dell’ASCOM – Confcommercio. Ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Bari. È mancato il sostegno economico del Comune di Ruvo di Puglia, ma non quello morale. Motore dell’iniziativa la Pro Loco di Ruvo, presieduta da Giuseppe Tedone, il quale ha evidenziato l’importanza del fattore sinergico e di fornire risposte adeguate alle istanze di un turismo sempre più selezionato ed esigente, col decisivo apporto della popolazione ruvese, che un vecchio adagio vuole amante del forestiero.
Copyright 2010 Salvatore Bernocco, la Repubblica, 13 novembre 2010
domenica 10 ottobre 2010
UNO SPETTACOLO DESOLANTE

Lo spettacolo a cui da tempo stiamo assistendo è a dir poco desolante. Intendiamo riferirci alla vita politica, ai politici, i quali, con le dovute eccezioni, sembrano presi da una serie di questioni che poco o nulla hanno a che fare con i problemi reali del Paese e delle fasce più deboli della popolazione. I problemi della scuola, dell’economia, della pubblica amministrazione appaiono secondari rispetto a faccende quali il legittimo impedimento e talune leggi salvacondotto che sembrano tagliate su misura per i potenti e solo per essi. Su di esse la politica è avvitata da diverso tempo. Per tacere di scandali piccoli e grandi, di escort e faccendieri, di un sistema corruttivo diffuso e trasversale, di forze politiche radicate al Nord che usano un linguaggio scriteriato e di amministratori locali che discriminano le persone a seconda del colore della pelle ed intendono fare della scuola pubblica una protesi del loro partito.
Lo spettacolo è francamente indecente, tanto da preoccupare la stessa Chiesa cattolica che, per bocca del presidente dei Vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, invita ancora una volta i cattolici “con doti di mente e di cuore” ad entrare nell’agone politico per dare il loro contributo di idee alla costruzione di un Paese più giusto e solidale, specie in questo momento in cui il cosiddetto federalismo, voluto dalla Lega Nord, rischia di dividere il Paese in due o tre macroaree con consistenti vantaggi esclusivamente per le regioni più ricche. È il disegno della Padania – che non esiste né dal punto di vista storico né geopolitico – che prende forma attraverso l’escamotage ed il pretesto del federalismo. Di fronte allo sfascio delle istituzioni democratiche e a certa politica che pasce se stessa non si può restare indifferenti e tacere. È giunto il momento di dare il benservito a tutti quei politici che si sono arricchiti con la politica e hanno collezionato case e proprietà per sé e per la propria discendenza, alla maniera degli antichi feudatari. Emblematico il caso dell’ex ministro Scajola, il quale – non si sa come – si è ritrovato proprietario di un appartamento a Roma a sua insaputa. Caso emblematico e ridicolo. Ma non è l’unico. L’elenco sarebbe lungo ed includerebbe anche i politici delle amministrazioni locali. Come non ricordare lo scandalo della sanità alla Regione Puglia? Fiumi di denaro pubblici dirottati nelle casse di alcuni imprenditori affinché se ne potessero ottenere favori di vario genere. Anche in questo caso indagati politici, affaristi e direttori generali, con contorno di cocaina ed escort.
Il relativismo etico sta distruggendo la civile convivenza; un’idea distorta di democrazia e libertà sta minando le basi delle nostre istituzioni democratiche; una politica ridotta a bivacco e a mercato delle vacche rischia di allontanare sempre più i cittadini dalle istituzioni. Il cardinale Bagnasco fa pressione perché si sappiano coinvolgere i giovani nella vita politica, “pur se ciò significa circoscrivere ambizioni di chi già vi opera”. Ecco, ci sono giovani dotati di intelligenza e cuore che possono imprimere una svolta alla politica, tuttora prigioniera delle vecchie volpi. La difficoltà sta proprio nelle ambizioni di chi domina i partiti, anche a livello locale, i quali non vogliono rinunciare a nulla, come se la politica non possa fare a meno di loro, o meglio loro non possano fare a meno della politica. Le uniche armi in possesso dei cittadini sono il voto e la partecipazione attiva, consapevole e responsabile. Bisogna eleggere persone serie, competenti ed oneste e poi partecipare, controllare, informarsi. Dove c’è ignoranza c’è delitto e sopruso, ed un metro di misura dell’onesta dell’amministratore locale sta nel suo grado di povertà e distacco dai beni. Se questi, a termine del proprio mandato, non è diventato più ricco di quanto lo era, anzi più povero, egli sarà stato un buon amministratore. In caso contrario andrebbe rispedito a casa e dimenticato in fretta.
Salvatore Bernocco
Fermento, Ottobre 2010 @ Copyright
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