Le grandi manovre in vista del voto amministrativo dell’anno prossimo sono cominciate. Il quadro politico va delineandosi in modo non sempre lineare. Dal confronto fra le forze politiche locali emergono margini di perplessità circa le future alleanze e qualche nodo gordiano da sciogliere affinché ci sia estrema chiarezza e gli elettori ruvesi possano esprimere un voto secondo scienza e coscienza, influenzato, più che dalle piccole e grandi aspettative personali, da una riflessione attenta e consapevole sugli uomini ed i programmi amministrativi, sul futuro di Ruvo, che va ridisegnato secondo logiche di progresso che combinino la tutela dell’ambiente con lo sviluppo economico e produttivo. Si parla sempre più spesso di sviluppo ecosostenibile, il che, per noi, potrebbe voler dire prestare attenzione massima al P.U.G. e al suo impatto sulla qualità della vita dei ruvesi. Corre voce che taluno intenda candidarsi per gestirne la fase attuativa. Ci sono appetiti intorno al Piano? Ci sono interessi più o meno inconfessabili alla base di certe candidature? Sono domande che al momento non possono avere una risposta. Gli inglesi dicono: “actions speak louder than words”, cioè le azioni parlano più forte delle parole. Vero. Saranno i fatti, le azioni, gli atti amministrativi a parlare chiaro e forte, al di là dei programmi amministrativi che spesso sono libri dei sogni, un’accozzaglia di buone intenzioni senza esito, il classico specchietto per le allodole. Solo che di questi tempi il numero delle allodole stolte è in netta diminuzione. C’è una coscienza critica che tenta di imporsi anche grazie ai siti web, a Ruvolive e a Ruvodipugliaweb, a certa stampa poco allineata e libera, come La Nuova Città. Facebook non è soltanto un luogo di “cazzeggio” virtuale, ma arena politica, dove si discute anche di politica locale e di politici veri o presunti, di candidati e candidature. Ben vengano.
Fatta questa premessa, pare che ormai non ci sia più alcun dubbio sulla spaccatura verticale nel PDL. Né pare esserci alcun dubbio che i margini per una ricomposizione siano praticamente nulli, come del resto ha confermato la massiccia presenza dei vertici provinciali e regionali del PDL alla convention tenutasi all’Hotel Pineta, in cui si è ufficializzata la candidatura a sindaco di Franco Catalano. Il PDL punta decisamente su di lui, mentre Matteo Paparella, stando ai rumors, gli sarà avversario con un coacervo di liste di sostegno. Ma ciò non avrà effetti indolori. Esponenti influenti del PDL ci hanno confidato che l’ufficializzazione della candidatura di Paparella a sindaco avrà conseguenze pesanti sul piano provinciale. Paparella non più assessore nella Giunta guidata dal suo sponsor politico Schittulli? Se rispondesse a verità, sarebbe un colpo micidiale inferto alle sue aspirazioni, praticamente una espulsione dal PDL. Sul punto bisognerebbe capire dove vuole andare a parare Schittulli col suo nuovo movimento regionale.
L’UDC è corteggiata da destra e da sinistra. Tutti sostengono di intrattenere ottimi rapporti con Saverio Fatone e di essere vicini ad un accordo con lui. La posizione terzista dell’UDC gli permette ampi margini di manovra ed un potere di condizionamento notevole sul piano politico ed amministrativo. Fatone, che non è uno sprovveduto, ha dato colpi al cerchio ed alla botte, il che significa che, allo stato dell’arte, è in stand by, è in attesa di comprendere meglio la forza e la consistenza delle forze in campo per poter sciogliere le riserve e decidere. Non è tuttavia esclusa una candidatura dell’UDC in prima battuta per contare il consenso di cui si dispone e farlo valere al tavolo delle trattative.
Viriamo a sinistra. Serpeggiano ancora malumori e distinguo sulla candidatura a sindaco di Vito Ottombrini, che taluni esponenti del PD ritengono sia stata pilotata ed ammannita. In altre parole, si sarebbe voluto arrivare a quella candidatura, si sarebbe manovrato perché non ne emergessero altre. È una critica all’operato della segreteria guidata da Caterina Montaruli, la quale ci consta che abbia sondato altre ipotesi ricevendone dinieghi e collezionando indisponibilità. Anche il sindaco uscente Stragapede non va esente da stoccate. Gli si addebita di essersi lavato, dal punto di vista politico, le mani, come un novello Ponzio Pilato. Egli sarebbe dovuto essere il sindaco che avrebbe dovuto preparare la transizione, traghettare una nuova classe politica verso l’assunzione di responsabilità amministrative, indicare, in un certo senso, il suo successore. Invece, ci confida uno dei suoi assessori, non l’ha fatto. Ma che il compito di un sindaco debba essere anche questo ci sembra eccessivo. La verità è che la classe politica non ha più un luogo di selezione e di crescita e che è lievitato il tasso di individualismo e autoreferenzialità, in altre parole il “tutti contro tutti”. Il fiuto politico si acquisiva nei partiti, come del resto ha capito la Lega Nord, che ha messo su delle scuole di formazione per amministratori locali. Oggi, almeno a Ruvo, ci sono dei dominus e a latere i loro scherani, i piccoli mestieranti, gli oltranzisti, i fan ottusi ed i tifosi senza capacità di discernimento. Gruppetti di fedelissimi pronti ad abbassarsi i pantaloni per un pugno di lenticchie.
Ora, ci sembra che Vito Ottombrini, che ha un compito non facile, debba agire perché il cerchio quadri presto e non si deformi. Dalla sua parte, comunque, ci sarebbero già l’Italia dei Valori, l’API di Rutelli, Città in Movimento, Rifondazione Comunista.
Gli vengono riconosciute qualità morali di bontà, onestà, umiltà e disponibilità. Per alcuni bontà ed umiltà equivarrebbero a fessaggine. Invece sono condizioni per essere in sintonia con le persone, a servizio dei più deboli, per coglierne meglio i bisogni. Siamo dell’avviso che in un mondo di malvagi un sindaco buono, di destra o di sinistra, che non ricorra alle vendette dirette e trasversali, che non usi il suo potere e la sua influenza per nuocere a chi dissente da lui, non guasti. Un sindaco buono può quindi essere un buon sindaco, non vi è nessuna controindicazione.
Primo cittadino, poi, non lo si nasce, lo si diventa con l’impegno ed avvalendosi di una squadra di coadiutori competenti e responsabili. La fortuna di un sindaco dipende per larghissima parte dai suoi collaboratori. Ritenere che un uomo solo possa risolvere i problemi del paese è una pia illusione. Una pericolosa illusione. A pensarci bene è un salto nel passato, un ritorno all’uomo della provvidenza. Con conseguenti disastri.
Salvatore Bernocco
Novembre 2010, La Nuova Città, Copyright
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domenica 12 dicembre 2010
venerdì 1 ottobre 2010
J'ACCUSE

Il presidente della Regione Vendola ci ha abituato a discorsi di ampio respiro, a nuove narrazioni, ad un eloquio fluido e ricco di richiami romantici e finanche nostalgici. Discorsi che sollevano lo spirito, riempiono il cuore ma non le tasche degli indigenti, sebbene risponda a verità che non di solo pane vive l’uomo. Da non molto tempo, cioè da quando ha vinto la competizione regionale per la seconda volta grazie alla miopia di Raffaele Fitto, si è lanciato alla conquista dello scenario politico nazionale, volendo contendere a Bersani o a chi per lui la leadership del centrosinistra o del sinistracentro, giacché, diciamocelo francamente, di ex popolari ed ex diccì nel PD ne sono rimasti davvero pochi, i quali fanno una fatica immane per reperire ragioni per restarci. Insomma Vendola, facendo leva sulle sua capacità oratorie e su alcune suggestioni, sta cercando di imporsi sul PD nazionale dopo essersi imposto, e vinto la sua battaglia, sul PD pugliese. Solo che Vendola non fa parte del PD, è il leader nazionale di S.E.L., cioè di un’altra formazione politica di sinistra che mi sembra possa contare su percentuali nazionali esigue. Tolta la Puglia, il S.E.L. è un partito quasi ectoplasmatico. Ma queste sono altre questioni.
Ora, Vendola si fa paladino dei poveri, dei diseredati, degli emarginati, dei precari, di tutta quella fetta d’umanità dolente e ferita dall’aggressività delle politiche economiche capitaliste. Urla contro Berlusconi e Tremonti, se la prende con Fitto, e fa pure bene, dice cose di sinistra. Però, che cosa fa nel concreto Nichita il Rosso malgrado il buco di bilancio della Regione Puglia? Asseconda la casta.
È di questa mattina la notizia, che ho letto sulle pagine regionali di Repubblica (articolo a firma di Lello Parise a pagina VI), che per gli ex consiglieri regionali scatta l’aumento della pensione. I poveri ex consiglieri percepiranno 120 euro in più al mese. Con i 4.000 euro che percepiscono dopo appena una legislatura e al compimento del 55° anno d’età, non ce la facevano ad arrivare alla quarta settimana. La vita costa, tirare a campare è avvilente. Così, forse in un momento di distrazione del presidente Vendola, alle prese con le sue affabulazioni, l’Assemblea regionale il 25 febbraio del 2010 approva il ritocchino, cioè, per dirla con linguaggio tecnico, l’aumento del 3,09% degli assegni vitalizi e di reversibilità degli ex consiglieri con decorrenza 1° gennaio 2010. Costo per la Regione Puglia: 300 mila euro l’anno. Qualcosa di analogo è capitato alla Provincia di Bari, dove ci si è aumentati l’indennità di presenza, mentre il presidente Schittulli si dichiarava ignaro dell’operazione ed “i debiti extra bilancio che gravano sulla Provincia di Bari dovrebbero ammontare a 73 milioni di euro, una cifra enorme pari a quasi un terzo del suo bilancio complessivo” (ipse dixit Michele Monno, consigliere provinciale PD). Una sorta di remake in salsa politica del film “Cado dalle nubi” del pugliese Checco Zalone. Tutti sembrano cadere dalle braghe di Aronne e/o dalle nuvole quando si tratta di soldi. Si vergognano, in fondo, ma se ne fregano. Dopo un po’ il rossore passa e vivono la cosa quasi con distacco, come se avessero vinto al concorso Win for life, e senza spendere neppure un euro.
Qualche anno fa si ironizzava sul natante di Massimo D’Alema, sul costo esorbitante delle sue scarpe. Qualcuno mi rispose che essere di sinistra non significava essere poveri. Essere di sinistra implicava il riscatto anche economico dei ceti medio-bassi. Sono trascorsi un po’ di anni da quel giorno, ma di riscatto neanche l’ombra. Chi dovrebbe fare e vivere come un uomo di sinistra fa e vive come un uomo di destra. E quando si tratta di mettere mano al portafoglio cadono le distinzioni, si è tutti rapaci e a servizio del dio denaro. Ci si veste da Graffiti tutti griffati dalla testa ai piedi, si spendono migliaia di euro in viaggi ed amenità varie, ci si ricopre di vantaggi e privilegi durante e post, mentre tanta povera gente soffre, non sa come sbarcare il lunario. Figli a carico, un’unica entrata, affitto e bollette da pagare, semmai lavoro precario, e sei quasi sul lastrico, sei un quasi pezzente.
Mentre i poveri aumentano, i già ricchi si aumentano i privilegi ed accrescono le loro ricchezze. Questo è scandaloso ed inaccettabile, egregio presidente Vendola. Io ritengo che il buon politico sia quello che, a fine mandato, è meno ricco di quanto lo fosse a principio. Ma forse sto vaneggiando e vagheggiando un mondo altro. Forse sto dicendo cose troppo di sinistra. Anzi, paleocristiane.
Salvatore Bernocco
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lunedì 20 settembre 2010
NESSUNO VA DEMONIZZATO, MA...

Caro Direttore,
vorrei partire da un principio di natura etica: nessuno va demonizzato, anche se dovesse risultarci antipatico o dovessero dividerci differenti visioni della politica e della vita amministrativa. In un sistema democratico tutti hanno il diritto di presentare la propria candidatura a sindaco della città, a meno che non sia la legge a frapporre ostacoli giuridici. Ho letto con interesse la nota del Dr. Luciano Lorusso di sostegno alla candidatura del Dr. Franco Catalano, al quale mi lega un’antica amicizia e che ritengo sia un validissimo candidato sindaco, e trovo che sia fondata la sua critica al Dr. Paparella per il mancato rispetto degli accordi pubblicamente sanciti. Ma, ciò detto, non gli si può impedire di presentare la propria candidatura a sindaco della città. Non glielo si può impedire sia per legge che per rispetto assoluto dei principi che fondano la vita democratica di un consesso civile e di una comunità, che è in attesa di un riscatto, di un colpo d’ali, di un nuovo inizio, sebbene non risponda a verità che questa Amministrazione sia rimasta inerte e abbia lavorato con la flebo al braccio per cinque anni. Il punto essenziale è politico ed è interno al PDL, perchè, per estrema chiarezza e lealtà verso l’elettorato, occorrerebbe sgombrare il campo da pasticci ed equivoci, non essendo immaginabile che il PDL possa esprimere due candidati alla carica di sindaco. O il Dr. Paparella sta nel PDL, tuttora retto da Giovanni Mazzone e da Salvatore Barile e che ha riconfermato la candidatura del Dr. Catalano, oppure sta altrove. E la Lista Schittulli, per costituire la quale si è dimesso il consigliere Testini, dove sta? Sta nel centrodestra, appoggia i candidati del centrodestra o gioca a Bari e a Napoli? E se così fosse, non verrebbero alterati gli equilibri in seno alla Giunta della Provincia di Bari? Questi equivoci andrebbero sciolti rapidamente e con estrema chiarezza, pena il disorientamento dell’elettorato ruvese ed in particolare di quello di centrodestra, il quale non si attendeva un assist di tale portata al campo avverso. Se la candidatura del Dr. Paparella sarà confermata, egli sarà un competitore al quale si dovrà rispetto ed attenzione, e che l’elettorato ruvese giudicherà sulla scorta dei programmi e dei progetti per Ruvo. Personalmente sono per il ricambio generazionale e per l’avvento di volti e menti nuovi. Sono dalla parte di una classe politica giovane, competente, colta e disinteressata, portatrice di interessi e di passioni limpidi. Ci sono giovani già vecchi e scafati, certo, il politico perfetto è di là da venire, ma la coscienza del giovane è in formazione, può più facilmente aprirsi a scenari nuovi ed alternativi. I valori possono sopravvivere anche in chi fa politica da anni o non è più anagraficamente giovane, ma il futuro, come ci insegnava Aldo Moro, sta nei giovani, appartiene a loro, che sono la nostra speranza e la nostra attesa.
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giovedì 15 luglio 2010
IL PDL SI SPACCA
Cosa sta succedendo in casa PDL? Ci sono frange finiane in rivolta che reclamano decisioni collegiali, che sgomitano per ottenere più spazio, che si battono per sterilizzare altre frange che, stando ad un comunicato diramato dai paparelliani (tanto per esemplificare), comandano troppo pur non avendo ottenuto nessun consenso popolare? Quanto vale sotto il profilo politico chi non si è mai candidato a niente? Questa è la sottolineatura di fondo dei paparelliani. Oppure tutto nasce da un accordo siglato qualche tempo addietro, poco prima delle elezioni provinciali, quando si decise il tridente da schierare agli appuntamenti elettorali: Franco Catalano, candidato alla carica di sindaco; Matteo Paparella, candidato al Consiglio provinciale; Antonello Paparella o un altro politico di area ex AN, candidato alle regionali? Un patto di ferro sancito pubblicamente, con annessa foto di gruppo. Tutti soddisfatti. Tutti al settimo cielo. Col placet dei coordinatori Giovanni Mazzone e Salvatore Barile.
I finiani non c’entrano niente. Crediamo che a Ruvo non ce ne siano o, se ci sono, non ne siamo a conoscenza. Di vero c’è che Matteo Paparella entra in Consiglio provinciale e viene nominato assessore. Una risurrezione politica in piena regola che molti non si aspettavano. A chi va il merito? Chi ha vestito i panni del Cristo che risuscita Lazzaro? Qui la questione si fa un tantino delicata, proprio perché tira in ballo il potenziale elettorale dei singoli, la capacità organizzativa di un partito, il lavoro dei coordinatori e dei comitati. Ebbene, secondo alcuni si sarebbe trattato di auto-resurrezione, nel senso che Paparella avrebbe fatto tutto da solo, secondo la tradizione anglosassone del selfmade man o sulla scia del vecchio adagio italico “chi fa da sé fa per tre”. Secondo altri, l’apporto dei coordinatori, consiglieri, componenti del direttivo, sarebbe stato decisivo. Comunque stiano le cose, fatto sta che, probabilmente galvanizzato dal consenso ottenuto, Paparella non seppe resistere alle avance del Ministro Raffaele Fitto, il quale gli avrebbe chiesto di candidarsi al Consiglio regionale per sostenere la candidatura, deboluccia, di Rocco Palese. Il patto di ferro si sfarina, nascono i primi dissensi. Il coordinatore Mazzone, che pure si era impegnato perché Paparella entrasse in Giunta, minaccia di dimettersi. Per un certo periodo si dimette. Poi, sollecitato dai vertici sovracomunali del partito, vi rientra, ma con un suo piglio e con le sue ragioni. I patti vanno mantenuti, disse. Come non dargli ragione?
Due domande nascono spontanee. Fitto decide ed il PDL ruvese non ne sa nulla? Grave mancanza di tatto. Scarsissimo rispetto per gli organismi di partito. I dissidenti/dissenzienti prendono strade diverse, appoggiano candidati forestieri, portano via fette di consenso al candidato locale. La resa dei conti è già nell’aria, e si terrà subito dopo l’esito elettorale, negativo tanto per Palese che per Paparella.
Seconda domanda: perché non chiedere la convocazione dell’organismo interno di partito e discutere della scelta di Fitto o di chi per lui? Che cosa sarebbe accaduto di così grave? Posti di fronte alla decisione inappellabile del leader indiscusso del PDL pugliese, pensiamo che nessuno avrebbe potuto eccepire alcunché. Si sarebbe preso atto. Si sarebbero rivisti i termini dell’accordo iniziale. Si sarebbero trovati altri aggiustamenti. Così non è stato. Il mistero è Fitto.
Duro scontro interno, dunque. Una riunione finita in malo modo. Mazzone che attacca Paparella, il quale, per tutta risposta, articola un documento politico in cui, sostanzialmente, si chiede la sua destituzione, anzi il commissariamento della sezione. Viene salvato, non si sa bene perché, Salvatore Barile. I firmatari del documento si asterranno dal partecipare alle riunioni del direttivo fino a soluzione del problema da parte degli organismi di partito sovracomunali. Contro-documento puntuale del Coordinamento, anch’esso sottoposto a Bari, firmato da consiglieri comunali e componenti del direttivo, la maggioranza.
Dove condurrà questa diatriba? Di certo c’è che essa rischia seriamente di danneggiare il cammino del candidato a sindaco del centrodestra, Francesco Catalano, lanciato forse troppo presto ed in epoca di bonaccia. Poi, com’è noto e risaputo, in politica le cose cambiano. Basta un nonnulla per far saltare tavoli ed accordi e semmai immaginare candidature a sindaco fuori dagli accordi primigeni. Oppure, come profetizzò il Lupo Marsicano, alias Franco Marini, il momento migliore per siglare un accordo a tenuta stagna è proprio quello di massimo conflitto. Staremo a vedere.
Salvatore Bernocco
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