Le grandi manovre in vista del voto amministrativo dell’anno prossimo sono cominciate. Il quadro politico va delineandosi in modo non sempre lineare. Dal confronto fra le forze politiche locali emergono margini di perplessità circa le future alleanze e qualche nodo gordiano da sciogliere affinché ci sia estrema chiarezza e gli elettori ruvesi possano esprimere un voto secondo scienza e coscienza, influenzato, più che dalle piccole e grandi aspettative personali, da una riflessione attenta e consapevole sugli uomini ed i programmi amministrativi, sul futuro di Ruvo, che va ridisegnato secondo logiche di progresso che combinino la tutela dell’ambiente con lo sviluppo economico e produttivo. Si parla sempre più spesso di sviluppo ecosostenibile, il che, per noi, potrebbe voler dire prestare attenzione massima al P.U.G. e al suo impatto sulla qualità della vita dei ruvesi. Corre voce che taluno intenda candidarsi per gestirne la fase attuativa. Ci sono appetiti intorno al Piano? Ci sono interessi più o meno inconfessabili alla base di certe candidature? Sono domande che al momento non possono avere una risposta. Gli inglesi dicono: “actions speak louder than words”, cioè le azioni parlano più forte delle parole. Vero. Saranno i fatti, le azioni, gli atti amministrativi a parlare chiaro e forte, al di là dei programmi amministrativi che spesso sono libri dei sogni, un’accozzaglia di buone intenzioni senza esito, il classico specchietto per le allodole. Solo che di questi tempi il numero delle allodole stolte è in netta diminuzione. C’è una coscienza critica che tenta di imporsi anche grazie ai siti web, a Ruvolive e a Ruvodipugliaweb, a certa stampa poco allineata e libera, come La Nuova Città. Facebook non è soltanto un luogo di “cazzeggio” virtuale, ma arena politica, dove si discute anche di politica locale e di politici veri o presunti, di candidati e candidature. Ben vengano.
Fatta questa premessa, pare che ormai non ci sia più alcun dubbio sulla spaccatura verticale nel PDL. Né pare esserci alcun dubbio che i margini per una ricomposizione siano praticamente nulli, come del resto ha confermato la massiccia presenza dei vertici provinciali e regionali del PDL alla convention tenutasi all’Hotel Pineta, in cui si è ufficializzata la candidatura a sindaco di Franco Catalano. Il PDL punta decisamente su di lui, mentre Matteo Paparella, stando ai rumors, gli sarà avversario con un coacervo di liste di sostegno. Ma ciò non avrà effetti indolori. Esponenti influenti del PDL ci hanno confidato che l’ufficializzazione della candidatura di Paparella a sindaco avrà conseguenze pesanti sul piano provinciale. Paparella non più assessore nella Giunta guidata dal suo sponsor politico Schittulli? Se rispondesse a verità, sarebbe un colpo micidiale inferto alle sue aspirazioni, praticamente una espulsione dal PDL. Sul punto bisognerebbe capire dove vuole andare a parare Schittulli col suo nuovo movimento regionale.
L’UDC è corteggiata da destra e da sinistra. Tutti sostengono di intrattenere ottimi rapporti con Saverio Fatone e di essere vicini ad un accordo con lui. La posizione terzista dell’UDC gli permette ampi margini di manovra ed un potere di condizionamento notevole sul piano politico ed amministrativo. Fatone, che non è uno sprovveduto, ha dato colpi al cerchio ed alla botte, il che significa che, allo stato dell’arte, è in stand by, è in attesa di comprendere meglio la forza e la consistenza delle forze in campo per poter sciogliere le riserve e decidere. Non è tuttavia esclusa una candidatura dell’UDC in prima battuta per contare il consenso di cui si dispone e farlo valere al tavolo delle trattative.
Viriamo a sinistra. Serpeggiano ancora malumori e distinguo sulla candidatura a sindaco di Vito Ottombrini, che taluni esponenti del PD ritengono sia stata pilotata ed ammannita. In altre parole, si sarebbe voluto arrivare a quella candidatura, si sarebbe manovrato perché non ne emergessero altre. È una critica all’operato della segreteria guidata da Caterina Montaruli, la quale ci consta che abbia sondato altre ipotesi ricevendone dinieghi e collezionando indisponibilità. Anche il sindaco uscente Stragapede non va esente da stoccate. Gli si addebita di essersi lavato, dal punto di vista politico, le mani, come un novello Ponzio Pilato. Egli sarebbe dovuto essere il sindaco che avrebbe dovuto preparare la transizione, traghettare una nuova classe politica verso l’assunzione di responsabilità amministrative, indicare, in un certo senso, il suo successore. Invece, ci confida uno dei suoi assessori, non l’ha fatto. Ma che il compito di un sindaco debba essere anche questo ci sembra eccessivo. La verità è che la classe politica non ha più un luogo di selezione e di crescita e che è lievitato il tasso di individualismo e autoreferenzialità, in altre parole il “tutti contro tutti”. Il fiuto politico si acquisiva nei partiti, come del resto ha capito la Lega Nord, che ha messo su delle scuole di formazione per amministratori locali. Oggi, almeno a Ruvo, ci sono dei dominus e a latere i loro scherani, i piccoli mestieranti, gli oltranzisti, i fan ottusi ed i tifosi senza capacità di discernimento. Gruppetti di fedelissimi pronti ad abbassarsi i pantaloni per un pugno di lenticchie.
Ora, ci sembra che Vito Ottombrini, che ha un compito non facile, debba agire perché il cerchio quadri presto e non si deformi. Dalla sua parte, comunque, ci sarebbero già l’Italia dei Valori, l’API di Rutelli, Città in Movimento, Rifondazione Comunista.
Gli vengono riconosciute qualità morali di bontà, onestà, umiltà e disponibilità. Per alcuni bontà ed umiltà equivarrebbero a fessaggine. Invece sono condizioni per essere in sintonia con le persone, a servizio dei più deboli, per coglierne meglio i bisogni. Siamo dell’avviso che in un mondo di malvagi un sindaco buono, di destra o di sinistra, che non ricorra alle vendette dirette e trasversali, che non usi il suo potere e la sua influenza per nuocere a chi dissente da lui, non guasti. Un sindaco buono può quindi essere un buon sindaco, non vi è nessuna controindicazione.
Primo cittadino, poi, non lo si nasce, lo si diventa con l’impegno ed avvalendosi di una squadra di coadiutori competenti e responsabili. La fortuna di un sindaco dipende per larghissima parte dai suoi collaboratori. Ritenere che un uomo solo possa risolvere i problemi del paese è una pia illusione. Una pericolosa illusione. A pensarci bene è un salto nel passato, un ritorno all’uomo della provvidenza. Con conseguenti disastri.
Salvatore Bernocco
Novembre 2010, La Nuova Città, Copyright
domenica 12 dicembre 2010
domenica 14 novembre 2010
LA MISURA E' COLMA
Si badi bene: non è una questione di partiti, di schieramenti politici. Essa prescinde dal simpatizzare per la destra, il centro o la sinistra. È una questione ben più seria che attiene all’etica pubblica e all’esempio che si dà alle giovani generazioni, la cui precarietà esistenziale si nutre sempre più di scandali a sfondo sessuale che, in altre nazioni occidentali e non solo, avrebbero sollevato un’ondata di indignazione, messo sotto torchio i responsabili, costringendoli a rassegnare le dimissioni e a vivere nel privato i loro vizi.
I lettori di Fermento ricorderanno a cosa andò incontro il presidente degli U.S.A., Bill Clinton, a causa di una relazione extraconiugale con una certa Monica Lewinsky. Fu messo sotto accusa e sfiorò l’impeachment. Qualche anno prima, sempre negli U.S.A., un candidato democratico in corsa per la nomination fu costretto ad abbandonare la competizione per una relazione sessuale con una avvenente amica. Ma la lista potrebbe essere lunga e dettagliata ed evitiamo di buttarla giù.
In Italia, invece, non ci si scompone più di tanto. Che il presidente del Consiglio dei Ministri, che viaggia verso gli ottant’anni, frequenti escort e veline giovanissime, alle quali fa regali principeschi per bontà di cuore, suscita battute salaci, il commento piccato di Famiglia Cristiana e quello ironico e stupefatto dei giornali di mezzo mondo, le fustigate delle opposizioni, ma tutto resta desolatamente senza esito. Anzi, si è finanche fieri del proprio deplorevole comportamento, tant’è che il medesimo presidente, invece di fare il mea culpa, dichiara di amare la bella vita, le belle donne e che non rinuncerà mai al suo stile di vita. Se stiamo alla dottrina ed ai vangeli, egli andrebbe inserito nel novero dei gaudenti o dei lussuriosi, ai quali, a voler essere franchi, la assoluzione e la comunione andrebbero impartite con una certa attenzione, senza praticare sconti per i potenti che, dinanzi a Dio, non hanno valore alcuno. Nel frattempo ci si chiede anche come possa il succitato presidente parlare alla Conferenza nazionale della famiglia, in programma a Milano dall’8 al 10 novembre prossimi. Cosa potrebbe dire? Quale lezione potrebbe dare? Quali temi potrebbe toccare?
Qualcuno potrebbe obiettare che sono comportamenti e vizi privati che non hanno niente a che fare con le funzioni pubbliche. Non è così. Sono faccende private fino a quando e se non danneggiano l’immagine di un Paese e delle sue istituzioni democratiche. Diremo di più: lo sono se il soggetto non riveste cariche pubbliche. Se è sindaco, amministratore, presidente di provincia, di regione o del governo, insomma se è un esponente politico, ciò che è privato ha inevitabilmente risvolti pubblici, deve essere oggetto di considerazione e di giudizio da parte dell’opinione pubblica, che ha il diritto di essere governata da persone degne, serie, responsabili, eticamente corrette, dedite al bene comune piuttosto che alle sottane delle veline e delle escort, alle barzellette e all’abituale gesto delle corna in sede internazionale. L’ex sindaco di Bologna Del Bono ebbe il suo Cinziagate e rassegnò le sue dimissioni dal Consiglio comunale. Per il presidente del Consiglio c’è il Rubygate e c’è stata la vicenda D’Addario. Un’altra storiella a luci rosse sta venendo a galla con particolari piccanti ed inquietanti, mentre il sindaco di Bari Emiliano ha fatto appello alla classe dirigente barese perché eviti il consumo di cocaina.
L’impressione che si ha è quella di una nazione in cui l’immoralità regna sovrana, dove all’immondizia napoletana si aggiunge quella delle classi dirigenti, dove dilagano le mafie e la corruzione. Ne arresti dieci ed altri cento si danno ai medesimi traffici illeciti. Perché? Perché il denaro, Mammona, il potere, è il re di questo mondo, luccica. Tutti coloro che lo servono, servono il Male e si fanno del male, faranno l’esperienza della morte, che ne siano o meno consapevoli. Già, perché, prima o dopo, Mammona presenta il conto, ed è salato. Mammona chiede in cambio l’anima.
Abbiamo fatto del moralismo da cattolici bacchettoni? Non direi. Abbiamo parlato di quanto sta accadendo, di questo spettacolo desolante che preoccupa i Vescovi italiani ed il Santo Padre.
Si ha bisogno di politici cristiani, di persone sane e di buona volontà, libere e disinteressate, per imprimere una svolta a questo Paese, innanzitutto culturale e morale. Il rischio è che ci si possa assuefare all’andazzo e ritenere normale ciò che è solo frutto di libertinaggio e dissolutezza.
Copyright 2010, Salvatore Bernocco, Fermento Novembre 2010
I lettori di Fermento ricorderanno a cosa andò incontro il presidente degli U.S.A., Bill Clinton, a causa di una relazione extraconiugale con una certa Monica Lewinsky. Fu messo sotto accusa e sfiorò l’impeachment. Qualche anno prima, sempre negli U.S.A., un candidato democratico in corsa per la nomination fu costretto ad abbandonare la competizione per una relazione sessuale con una avvenente amica. Ma la lista potrebbe essere lunga e dettagliata ed evitiamo di buttarla giù.
In Italia, invece, non ci si scompone più di tanto. Che il presidente del Consiglio dei Ministri, che viaggia verso gli ottant’anni, frequenti escort e veline giovanissime, alle quali fa regali principeschi per bontà di cuore, suscita battute salaci, il commento piccato di Famiglia Cristiana e quello ironico e stupefatto dei giornali di mezzo mondo, le fustigate delle opposizioni, ma tutto resta desolatamente senza esito. Anzi, si è finanche fieri del proprio deplorevole comportamento, tant’è che il medesimo presidente, invece di fare il mea culpa, dichiara di amare la bella vita, le belle donne e che non rinuncerà mai al suo stile di vita. Se stiamo alla dottrina ed ai vangeli, egli andrebbe inserito nel novero dei gaudenti o dei lussuriosi, ai quali, a voler essere franchi, la assoluzione e la comunione andrebbero impartite con una certa attenzione, senza praticare sconti per i potenti che, dinanzi a Dio, non hanno valore alcuno. Nel frattempo ci si chiede anche come possa il succitato presidente parlare alla Conferenza nazionale della famiglia, in programma a Milano dall’8 al 10 novembre prossimi. Cosa potrebbe dire? Quale lezione potrebbe dare? Quali temi potrebbe toccare?
Qualcuno potrebbe obiettare che sono comportamenti e vizi privati che non hanno niente a che fare con le funzioni pubbliche. Non è così. Sono faccende private fino a quando e se non danneggiano l’immagine di un Paese e delle sue istituzioni democratiche. Diremo di più: lo sono se il soggetto non riveste cariche pubbliche. Se è sindaco, amministratore, presidente di provincia, di regione o del governo, insomma se è un esponente politico, ciò che è privato ha inevitabilmente risvolti pubblici, deve essere oggetto di considerazione e di giudizio da parte dell’opinione pubblica, che ha il diritto di essere governata da persone degne, serie, responsabili, eticamente corrette, dedite al bene comune piuttosto che alle sottane delle veline e delle escort, alle barzellette e all’abituale gesto delle corna in sede internazionale. L’ex sindaco di Bologna Del Bono ebbe il suo Cinziagate e rassegnò le sue dimissioni dal Consiglio comunale. Per il presidente del Consiglio c’è il Rubygate e c’è stata la vicenda D’Addario. Un’altra storiella a luci rosse sta venendo a galla con particolari piccanti ed inquietanti, mentre il sindaco di Bari Emiliano ha fatto appello alla classe dirigente barese perché eviti il consumo di cocaina.
L’impressione che si ha è quella di una nazione in cui l’immoralità regna sovrana, dove all’immondizia napoletana si aggiunge quella delle classi dirigenti, dove dilagano le mafie e la corruzione. Ne arresti dieci ed altri cento si danno ai medesimi traffici illeciti. Perché? Perché il denaro, Mammona, il potere, è il re di questo mondo, luccica. Tutti coloro che lo servono, servono il Male e si fanno del male, faranno l’esperienza della morte, che ne siano o meno consapevoli. Già, perché, prima o dopo, Mammona presenta il conto, ed è salato. Mammona chiede in cambio l’anima.
Abbiamo fatto del moralismo da cattolici bacchettoni? Non direi. Abbiamo parlato di quanto sta accadendo, di questo spettacolo desolante che preoccupa i Vescovi italiani ed il Santo Padre.
Si ha bisogno di politici cristiani, di persone sane e di buona volontà, libere e disinteressate, per imprimere una svolta a questo Paese, innanzitutto culturale e morale. Il rischio è che ci si possa assuefare all’andazzo e ritenere normale ciò che è solo frutto di libertinaggio e dissolutezza.
Copyright 2010, Salvatore Bernocco, Fermento Novembre 2010
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SAGRA DEL FUNGO CARDONCELLO
I funghi sono prelibati, squisiti, ricercati. Compaiono nei menù di haute cuisine e sulle tavole degli italiani. Eppure non sempre hanno goduto di una buona reputazione. Plinio il Vecchio, ad esempio, li annoverava “fra i cibi meno raccomandabili”, ed il Cardoncello, in particolare, chiamato anche Cardarello, Ferlengo, Fungo di Ferula, a seconda delle regioni, era considerato espressione di forze soprannaturali, afrodisiaco nel Medioevo, tanto da essere messo all'indice dal Santo Uffizio perché distoglieva i pellegrini dall'idea della penitenza che doveva essere collegata al Pellegrinaggio del Giubileo. Il vegetarianesimo li annovera fra i cibi “tamasici”, conduttori di energia inerte, che rendono statici sia fisicamente che mentalmente, ostacolando la concentrazione e il progresso spirituale. Ad essi si contrappongono quelli “sattvici”, che invece aiutano a mantenere la salute e la serenità della mente, favorendo il progresso dello spirito.
Ma il vegetarianesimo non ha moltissimi seguaci e, d’altro canto, sotto il profilo dietetico il Cardoncello fresco è un toccasana e viene utilizzato nelle diete ipocaloriche. Contiene mediamente dall'85% al 95% di acqua, il 4-5% di zuccheri, il 3,8-4% di proteine, lo 0,4-0,7 di grassi; sono presenti in esso tutti gli amminoacidi principali e le vitamine con un buon livello, insolito per i vegetali, di biotina.
Il Cardoncello, diffuso allo stato naturale nel sud dell'Italia, della Francia e della Spagna, gode quindi nel complesso di buona fama. È il fungo più apprezzato in Puglia, in Sardegna, in Basilicata e in alcune province del Lazio e della Sicilia. Spunta nella Murgia barese in autunno, predilige il clima mediterraneo e cresce e si sviluppa sui resti di eryngium campestre ed eryngium marittimum.
Negli anni 60 e 70 del precedente secolo era di rito recarsi alla Murgia alla ricerca del Cardoncello. Interi nuclei familiari si mobilitavano, talvolta tornando a casa a mani vuote, perché era (ed è) necessario possedere una sorta di “mappa del tesoro”, essere a conoscenza dei luoghi dove si annidano, avere un occhio allenato ed una mente non distratta. Un lieve luccicore può segnalare la presenza di una “fungaiola”, cioè di un corposo giacimento di funghi, ed è indescrivibile la soddisfazione del cercatore di funghi nell’atto di appropriarsene e mostrarla come ‘trofeo di caccia’ agli allibiti concorrenti. Oggi il rito si è fatto estemporaneo, anche a causa delle restrizioni imposte dalle leggi, per cui occorre essere patentati se si vuole dare la caccia al Cardoncello. Siamo maestri nel complicare le cose e nel determinare certi fenomeni, come la proliferazione dei pani, per cui i funghi nascono ‘extra utero’, hanno probabilmente un prezzo di vendita più basso, ma un sapore meno prelibato, un po’ scipito.
Con la Sagra del Fungo Cardoncello, che mette in relazione i paesi di Spinazzola, Cassano e Ruvo di Puglia, dove si svolgerà il 13 e 14 novembre prossimi nel bel centro storico, si rinverdisce quel rito collettivo ormai consegnato alla storia. Una sagra è un’occasione per mettere in rete gusti, tradizioni, sapori, luoghi, persone, per cui non si tratta di un banale “specchietto per le allodole” escogitato per richiamare a Ruvo di Puglia un flusso di turisti ed avventori a lenimento momentaneo dell’economia locale, o di settori di essa. Con la sagra si intercetta la fame degli occhi di conoscere nuovi spazi, monumenti, bellezze, “nicchie”. Si vellicano l’olfatto ed il palato dei viaggiatori del sabato e della domenica; si incentiva il cosiddetto microturismo territoriale, ponendo al centro una comunità col suo intero patrimonio enogastronomico e culturale latu sensu. Si disegnano nuovi protagonisti del sistema turistico locale, non solo le Pro Loco con le loro competenze specifiche, ma anche altri operatori, gli artigiani, i commercianti, la ristorazione, l’agriturismo, i bed and breakfast. Tutti costoro sono responsabilizzati e chiamati a fare squadra per rendere la città di Ruvo di Puglia appetibile, accogliente, calorosa, e la sagra un momento da ricordare e da trasmettere. In questo senso va la dichiarazione dell’Assessore al Turismo ed alla Cultura, Cleto Bucci, per il quale “una città ospitale è un luogo di produzione e allo stesso tempo un luogo di consumo. Il successo di ogni iniziativa, come appunto questa della Sagra del Cardoncello, consiste nel saper catturare “cittadini temporanei” e cioè i turisti, e sapergli dare opportune motivazioni affinché possano “consumare in loco”. Questo può accadere se il turista, cioè il cittadino temporaneo, riuscirà a condividere con noi ruvesi, emozioni, atmosfere, servizi, cultura, riuscirà quindi in una sola parola ad arricchirsi culturalmente e umanamente”. La sagra si avvale del fattivo contributo della Banca di Credito Cooperativo di Santeramo in Colle e dell’ASCOM – Confcommercio. Ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Bari. È mancato il sostegno economico del Comune di Ruvo di Puglia, ma non quello morale. Motore dell’iniziativa la Pro Loco di Ruvo, presieduta da Giuseppe Tedone, il quale ha evidenziato l’importanza del fattore sinergico e di fornire risposte adeguate alle istanze di un turismo sempre più selezionato ed esigente, col decisivo apporto della popolazione ruvese, che un vecchio adagio vuole amante del forestiero.
Copyright 2010 Salvatore Bernocco, la Repubblica, 13 novembre 2010
Ma il vegetarianesimo non ha moltissimi seguaci e, d’altro canto, sotto il profilo dietetico il Cardoncello fresco è un toccasana e viene utilizzato nelle diete ipocaloriche. Contiene mediamente dall'85% al 95% di acqua, il 4-5% di zuccheri, il 3,8-4% di proteine, lo 0,4-0,7 di grassi; sono presenti in esso tutti gli amminoacidi principali e le vitamine con un buon livello, insolito per i vegetali, di biotina.
Il Cardoncello, diffuso allo stato naturale nel sud dell'Italia, della Francia e della Spagna, gode quindi nel complesso di buona fama. È il fungo più apprezzato in Puglia, in Sardegna, in Basilicata e in alcune province del Lazio e della Sicilia. Spunta nella Murgia barese in autunno, predilige il clima mediterraneo e cresce e si sviluppa sui resti di eryngium campestre ed eryngium marittimum.
Negli anni 60 e 70 del precedente secolo era di rito recarsi alla Murgia alla ricerca del Cardoncello. Interi nuclei familiari si mobilitavano, talvolta tornando a casa a mani vuote, perché era (ed è) necessario possedere una sorta di “mappa del tesoro”, essere a conoscenza dei luoghi dove si annidano, avere un occhio allenato ed una mente non distratta. Un lieve luccicore può segnalare la presenza di una “fungaiola”, cioè di un corposo giacimento di funghi, ed è indescrivibile la soddisfazione del cercatore di funghi nell’atto di appropriarsene e mostrarla come ‘trofeo di caccia’ agli allibiti concorrenti. Oggi il rito si è fatto estemporaneo, anche a causa delle restrizioni imposte dalle leggi, per cui occorre essere patentati se si vuole dare la caccia al Cardoncello. Siamo maestri nel complicare le cose e nel determinare certi fenomeni, come la proliferazione dei pani, per cui i funghi nascono ‘extra utero’, hanno probabilmente un prezzo di vendita più basso, ma un sapore meno prelibato, un po’ scipito.
Con la Sagra del Fungo Cardoncello, che mette in relazione i paesi di Spinazzola, Cassano e Ruvo di Puglia, dove si svolgerà il 13 e 14 novembre prossimi nel bel centro storico, si rinverdisce quel rito collettivo ormai consegnato alla storia. Una sagra è un’occasione per mettere in rete gusti, tradizioni, sapori, luoghi, persone, per cui non si tratta di un banale “specchietto per le allodole” escogitato per richiamare a Ruvo di Puglia un flusso di turisti ed avventori a lenimento momentaneo dell’economia locale, o di settori di essa. Con la sagra si intercetta la fame degli occhi di conoscere nuovi spazi, monumenti, bellezze, “nicchie”. Si vellicano l’olfatto ed il palato dei viaggiatori del sabato e della domenica; si incentiva il cosiddetto microturismo territoriale, ponendo al centro una comunità col suo intero patrimonio enogastronomico e culturale latu sensu. Si disegnano nuovi protagonisti del sistema turistico locale, non solo le Pro Loco con le loro competenze specifiche, ma anche altri operatori, gli artigiani, i commercianti, la ristorazione, l’agriturismo, i bed and breakfast. Tutti costoro sono responsabilizzati e chiamati a fare squadra per rendere la città di Ruvo di Puglia appetibile, accogliente, calorosa, e la sagra un momento da ricordare e da trasmettere. In questo senso va la dichiarazione dell’Assessore al Turismo ed alla Cultura, Cleto Bucci, per il quale “una città ospitale è un luogo di produzione e allo stesso tempo un luogo di consumo. Il successo di ogni iniziativa, come appunto questa della Sagra del Cardoncello, consiste nel saper catturare “cittadini temporanei” e cioè i turisti, e sapergli dare opportune motivazioni affinché possano “consumare in loco”. Questo può accadere se il turista, cioè il cittadino temporaneo, riuscirà a condividere con noi ruvesi, emozioni, atmosfere, servizi, cultura, riuscirà quindi in una sola parola ad arricchirsi culturalmente e umanamente”. La sagra si avvale del fattivo contributo della Banca di Credito Cooperativo di Santeramo in Colle e dell’ASCOM – Confcommercio. Ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Bari. È mancato il sostegno economico del Comune di Ruvo di Puglia, ma non quello morale. Motore dell’iniziativa la Pro Loco di Ruvo, presieduta da Giuseppe Tedone, il quale ha evidenziato l’importanza del fattore sinergico e di fornire risposte adeguate alle istanze di un turismo sempre più selezionato ed esigente, col decisivo apporto della popolazione ruvese, che un vecchio adagio vuole amante del forestiero.
Copyright 2010 Salvatore Bernocco, la Repubblica, 13 novembre 2010
domenica 10 ottobre 2010
UNO SPETTACOLO DESOLANTE

Lo spettacolo a cui da tempo stiamo assistendo è a dir poco desolante. Intendiamo riferirci alla vita politica, ai politici, i quali, con le dovute eccezioni, sembrano presi da una serie di questioni che poco o nulla hanno a che fare con i problemi reali del Paese e delle fasce più deboli della popolazione. I problemi della scuola, dell’economia, della pubblica amministrazione appaiono secondari rispetto a faccende quali il legittimo impedimento e talune leggi salvacondotto che sembrano tagliate su misura per i potenti e solo per essi. Su di esse la politica è avvitata da diverso tempo. Per tacere di scandali piccoli e grandi, di escort e faccendieri, di un sistema corruttivo diffuso e trasversale, di forze politiche radicate al Nord che usano un linguaggio scriteriato e di amministratori locali che discriminano le persone a seconda del colore della pelle ed intendono fare della scuola pubblica una protesi del loro partito.
Lo spettacolo è francamente indecente, tanto da preoccupare la stessa Chiesa cattolica che, per bocca del presidente dei Vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, invita ancora una volta i cattolici “con doti di mente e di cuore” ad entrare nell’agone politico per dare il loro contributo di idee alla costruzione di un Paese più giusto e solidale, specie in questo momento in cui il cosiddetto federalismo, voluto dalla Lega Nord, rischia di dividere il Paese in due o tre macroaree con consistenti vantaggi esclusivamente per le regioni più ricche. È il disegno della Padania – che non esiste né dal punto di vista storico né geopolitico – che prende forma attraverso l’escamotage ed il pretesto del federalismo. Di fronte allo sfascio delle istituzioni democratiche e a certa politica che pasce se stessa non si può restare indifferenti e tacere. È giunto il momento di dare il benservito a tutti quei politici che si sono arricchiti con la politica e hanno collezionato case e proprietà per sé e per la propria discendenza, alla maniera degli antichi feudatari. Emblematico il caso dell’ex ministro Scajola, il quale – non si sa come – si è ritrovato proprietario di un appartamento a Roma a sua insaputa. Caso emblematico e ridicolo. Ma non è l’unico. L’elenco sarebbe lungo ed includerebbe anche i politici delle amministrazioni locali. Come non ricordare lo scandalo della sanità alla Regione Puglia? Fiumi di denaro pubblici dirottati nelle casse di alcuni imprenditori affinché se ne potessero ottenere favori di vario genere. Anche in questo caso indagati politici, affaristi e direttori generali, con contorno di cocaina ed escort.
Il relativismo etico sta distruggendo la civile convivenza; un’idea distorta di democrazia e libertà sta minando le basi delle nostre istituzioni democratiche; una politica ridotta a bivacco e a mercato delle vacche rischia di allontanare sempre più i cittadini dalle istituzioni. Il cardinale Bagnasco fa pressione perché si sappiano coinvolgere i giovani nella vita politica, “pur se ciò significa circoscrivere ambizioni di chi già vi opera”. Ecco, ci sono giovani dotati di intelligenza e cuore che possono imprimere una svolta alla politica, tuttora prigioniera delle vecchie volpi. La difficoltà sta proprio nelle ambizioni di chi domina i partiti, anche a livello locale, i quali non vogliono rinunciare a nulla, come se la politica non possa fare a meno di loro, o meglio loro non possano fare a meno della politica. Le uniche armi in possesso dei cittadini sono il voto e la partecipazione attiva, consapevole e responsabile. Bisogna eleggere persone serie, competenti ed oneste e poi partecipare, controllare, informarsi. Dove c’è ignoranza c’è delitto e sopruso, ed un metro di misura dell’onesta dell’amministratore locale sta nel suo grado di povertà e distacco dai beni. Se questi, a termine del proprio mandato, non è diventato più ricco di quanto lo era, anzi più povero, egli sarà stato un buon amministratore. In caso contrario andrebbe rispedito a casa e dimenticato in fretta.
Salvatore Bernocco
Fermento, Ottobre 2010 @ Copyright
mercoledì 6 ottobre 2010
J'ACCUSE (PARTE 2^)

Si va di bene in meglio. La sindrome del cupio dissolvi sta manifestandosi. Era latente, ora è palese, evidente, preoccupante. Con venature di autoreferenzialità tipiche del berlusconismo, tanto odiato ed osteggiato quanto praticato. Il presidente Vendola vorrebbe un impianto fotovoltaico su ogni tetto pugliese. Cosa di per sé buona. Di sole ce n’è in abbondanza alle nostre latitudini. Se ci fosse tanto lavoro quanto sole, staremmo a posto. Intanto sostiene che D’Alema, Bersani e Fassino, tutti esponenti del PD, cioè di un partito diverso dal suo, sono “anime morte”, attingendo per la sgradevole definizione all’omonimo romanzo di Gogol’ “Anime morte” (1842), sebbene lo scrittore russo alludesse ad altro (ma anche Vendola può prendere qualche cantonata). Cosa intende Vendola per anime morte? Sono anime raminghe e dolenti, quasi da Inferno dantesco, tutti coloro che hanno un’idea della sinistra diversa dalla sua? Che ne ostacolano la premiership? Certo che per un uomo che tira spesso in ballo Aldo Moro, abile tessitore di alleanze e maestro di dialogo e confronto, la definizione non è stata felice, anzi è un sasso ulteriore tirato nel cortile del PD, già alle prese con numerosi problemi interni. Su queste basi pare impossibile costruire un’alternativa politicamente praticabile al centrodestra. L’equazione vendoliana è la seguente: io sono il nuovo, voi siete il vecchio. Voi andate rottamati, io devo emergere. Mi ripeto: non è il miglior viatico ad alleanze serie, costruttive e durature. Tuttavia, questa è politica nazionale.
A livello regionale prendiamo atto di un’altra buona notizia: il Consiglio regionale chiede altri quattro milioni e mezzo di euro, “tre milioni e mezzo per garantire gli assegni di fine mandato dei consiglieri uscenti, un milione per le pensioni d’oro dei politici pugliesi.” (Paolo Russo, la Repubblica, 5 ottobre 2010). Quando si tratta di denari siamo sempre nel campo degli atti dovuti e degli automatismi di leggi varate, guarda il caso, dallo stesso Consiglio regionale. Lo ha dichiarato il sempiterno Onofrio Introna, che sarebbe, lui, un’anima viva. Fa sorridere che la buonuscita sia sganciata per consentire il “reinserimento sociale” dei poveri Consiglieri regionali trombati che, per una o più legislature, hanno patito le conseguenze nefaste della loro scelta di candidarsi: niente vita sociale, rarefazione degli incontri con i famigliari, pochi giorni di vacanza, incomprensione ed insulti dagli elettori, richieste di favori, sospetti ed inchieste della magistratura. Una vita grama che al termine del mandato necessita evidentemente di una lauta ricompensa economica, di un cadeau.
Allora, il punto, egregio presidente Vendola, è il seguente: le riforme da attuare concernono i vostri privilegi. Tagliatevi i privilegi, le prebende. Eliminate la buonuscita. Il fotovoltaico e l’eolico seguono o procedono di pari passo. Se non darà un segno concreto in tal senso, eviti di parlare di anime morte. Per il semplice motivo che anche lei farebbe parte della detestata compagnia.
lunedì 4 ottobre 2010
LA PARABOLA DEL LUPO
Un giorno Gesù si recò a Gerusalemme ed attraversava la spianata del tempio. Con lui c’erano Giacomo e Giovanni. Appena la gente lo vide, lo attorniò, e lui, visto che c’erano molti farisei ed alcuni capi della città che discorrevano fra loro, si fermò e si mise a sedere su un gradino della scalinata del tempio. Intanto la folla aumentava ed osannava al nome di Dio. “Questa gente – disse ai due discepoli – non ha bisogno delle parole che pronuncerò”. Quindi si alzò e disse: “Un lupo aveva fame, molta fame. Non mangiava da giorni ed era stato respinto da tutti perché giudicato pericoloso. Un giorno si imbatté in un casolare e sentì che da esso proveniva il profumo del latte e del formaggio. I lupi non amano il latte ed il formaggio, ma, avendo una fame terribile, si disse: “Aspetterò che il padrone esca di casa. Mi intrufolerò nel magazzino e mangerò quel che troverò.” Si acquattò nella boscaglia ed attese che il massaro uscisse. Appena questi uscì, quatto quatto si avvicinò alla cascina. Guardò alla sua destra; poi guardò alla sua sinistra. Non c’era nessuno né si udivano rumori sospetti. Gironzolò attorno al casolare, fiutando di qua e di là, e verificò che l’unico modo di entrare nel magazzino era attraverso una grata di ferro. Lui era magro e ci passava. Senza pensarci due volte, passò attraverso la grata di ferro. Entrato, vi trovo il bendiddio: formaggio a volontà, latte, scamorze, mozzarelle. Vi si buttò a capofitto e fece man bassa. Mangiò tantissimo, al punto da scoppiare. Poi, satollo, si appisolò. Mentre dormiva, rientrò il padrone. Il lupo fu destato dal rumore del carro e fece per scappare, ma, avendo mangiato a crepapelle, non riuscì più ad uscire dalla grata attraverso cui era entrato. Il padrone lo agguantò e lo uccise. Vi dico queste cose perché sappiate che l’ingordigia, qualsiasi ingordigia, conduce alla morte.” Sentite queste parole, i farisei ed i capi del popolo si allontanarono di fretta. La gente, invece, prese a lodare il nome del Signore.
Copyright 2010 Salvatore Bernocco
Copyright 2010 Salvatore Bernocco
venerdì 1 ottobre 2010
J'ACCUSE

Il presidente della Regione Vendola ci ha abituato a discorsi di ampio respiro, a nuove narrazioni, ad un eloquio fluido e ricco di richiami romantici e finanche nostalgici. Discorsi che sollevano lo spirito, riempiono il cuore ma non le tasche degli indigenti, sebbene risponda a verità che non di solo pane vive l’uomo. Da non molto tempo, cioè da quando ha vinto la competizione regionale per la seconda volta grazie alla miopia di Raffaele Fitto, si è lanciato alla conquista dello scenario politico nazionale, volendo contendere a Bersani o a chi per lui la leadership del centrosinistra o del sinistracentro, giacché, diciamocelo francamente, di ex popolari ed ex diccì nel PD ne sono rimasti davvero pochi, i quali fanno una fatica immane per reperire ragioni per restarci. Insomma Vendola, facendo leva sulle sua capacità oratorie e su alcune suggestioni, sta cercando di imporsi sul PD nazionale dopo essersi imposto, e vinto la sua battaglia, sul PD pugliese. Solo che Vendola non fa parte del PD, è il leader nazionale di S.E.L., cioè di un’altra formazione politica di sinistra che mi sembra possa contare su percentuali nazionali esigue. Tolta la Puglia, il S.E.L. è un partito quasi ectoplasmatico. Ma queste sono altre questioni.
Ora, Vendola si fa paladino dei poveri, dei diseredati, degli emarginati, dei precari, di tutta quella fetta d’umanità dolente e ferita dall’aggressività delle politiche economiche capitaliste. Urla contro Berlusconi e Tremonti, se la prende con Fitto, e fa pure bene, dice cose di sinistra. Però, che cosa fa nel concreto Nichita il Rosso malgrado il buco di bilancio della Regione Puglia? Asseconda la casta.
È di questa mattina la notizia, che ho letto sulle pagine regionali di Repubblica (articolo a firma di Lello Parise a pagina VI), che per gli ex consiglieri regionali scatta l’aumento della pensione. I poveri ex consiglieri percepiranno 120 euro in più al mese. Con i 4.000 euro che percepiscono dopo appena una legislatura e al compimento del 55° anno d’età, non ce la facevano ad arrivare alla quarta settimana. La vita costa, tirare a campare è avvilente. Così, forse in un momento di distrazione del presidente Vendola, alle prese con le sue affabulazioni, l’Assemblea regionale il 25 febbraio del 2010 approva il ritocchino, cioè, per dirla con linguaggio tecnico, l’aumento del 3,09% degli assegni vitalizi e di reversibilità degli ex consiglieri con decorrenza 1° gennaio 2010. Costo per la Regione Puglia: 300 mila euro l’anno. Qualcosa di analogo è capitato alla Provincia di Bari, dove ci si è aumentati l’indennità di presenza, mentre il presidente Schittulli si dichiarava ignaro dell’operazione ed “i debiti extra bilancio che gravano sulla Provincia di Bari dovrebbero ammontare a 73 milioni di euro, una cifra enorme pari a quasi un terzo del suo bilancio complessivo” (ipse dixit Michele Monno, consigliere provinciale PD). Una sorta di remake in salsa politica del film “Cado dalle nubi” del pugliese Checco Zalone. Tutti sembrano cadere dalle braghe di Aronne e/o dalle nuvole quando si tratta di soldi. Si vergognano, in fondo, ma se ne fregano. Dopo un po’ il rossore passa e vivono la cosa quasi con distacco, come se avessero vinto al concorso Win for life, e senza spendere neppure un euro.
Qualche anno fa si ironizzava sul natante di Massimo D’Alema, sul costo esorbitante delle sue scarpe. Qualcuno mi rispose che essere di sinistra non significava essere poveri. Essere di sinistra implicava il riscatto anche economico dei ceti medio-bassi. Sono trascorsi un po’ di anni da quel giorno, ma di riscatto neanche l’ombra. Chi dovrebbe fare e vivere come un uomo di sinistra fa e vive come un uomo di destra. E quando si tratta di mettere mano al portafoglio cadono le distinzioni, si è tutti rapaci e a servizio del dio denaro. Ci si veste da Graffiti tutti griffati dalla testa ai piedi, si spendono migliaia di euro in viaggi ed amenità varie, ci si ricopre di vantaggi e privilegi durante e post, mentre tanta povera gente soffre, non sa come sbarcare il lunario. Figli a carico, un’unica entrata, affitto e bollette da pagare, semmai lavoro precario, e sei quasi sul lastrico, sei un quasi pezzente.
Mentre i poveri aumentano, i già ricchi si aumentano i privilegi ed accrescono le loro ricchezze. Questo è scandaloso ed inaccettabile, egregio presidente Vendola. Io ritengo che il buon politico sia quello che, a fine mandato, è meno ricco di quanto lo fosse a principio. Ma forse sto vaneggiando e vagheggiando un mondo altro. Forse sto dicendo cose troppo di sinistra. Anzi, paleocristiane.
Salvatore Bernocco
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