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mercoledì 18 agosto 2010

Presentazione del libro "Insights on Life and Love"


It's hard to describe a poet in a few words. It's not easy to contain what remains between the dawn and sunset; and what returns after the sunset until the next dawn, Poetry is light, and this poet is able to enlighten many people. His poetry is strong yet gentle. It creates openings like pores, but not wounds, so that the heart can breathe through the pores which Salvatore is able to open. His words are able to stay on our minds like many little, bright spheres, which roll across them saying, "Your heads are too sloped". My best wishes, Sal!
Lucio Freni


È difficile descrivere un poeta in poche parole. È difficile racchiudere ciò che rimane tra l'alba e il tramonto e torna dopo il tramonto per la prossima alba. La poesia è luce, e questo poeta può illuminare molte persone. La poesia è forte e gentile: buca senza ferire solo quel tanto che necessita al cuore per respirare, e dai fori che sa aprire Salvatore le parole si stampano nella mente come piccole sfere luminose che rotolano avvertendoci che ogni giorno teniamo la testa troppo china. Auguri Sal!
Lucio Freni

martedì 23 marzo 2010

domenica 3 gennaio 2010

Prefazione all'antologia Poetare è d'Amore


Non sono fra i poeti (minori o minimi) tristi e malinconici. Non amo i versi che incrinano la speranza, come anche certa letteratura che deturpa la realtà, che ne fa una variante impazzita e sconcia della vita. Amo la speranza come amo la vita, quella che stamani mia madre mi ha mostrato quando, all’improvviso, dopo la pioggia, si è disteso un arcobaleno sul mare. Mi ha chiamato con voce squillante e meravigliata, come se quel fenomeno fosse apparso per la prima volta sulla scena del mondo, e mi ha detto: “Vedi, è apparso l’arcobaleno!”. Il freddo pungente del mattino – era il primo giorno del nuovo anno – si è misteriosamente dileguato e ha fatto la sua comparsa un tepore intimo che mi ha sussurrato sentimenti di letizia. Cos’è l’esperienza di Dio se non esperienza di unità interiore, di serenità e di pace, di calore che non ha niente a che fare con una bella giornata di sole? Quando piove, quanto infuria la tempesta, soltanto allora sappiamo di sentire, e sentendo conosciamo le seduzioni dello Spirito, imbastiamo con Lui intimi dialoghi senza parole, che si sviluppano attraverso giochi di sguardi e rimandi, attrazioni e ispirazioni, come fra due innamorati che sospirano al chiaro di luna. La parola si dilegua e sul cuore si distende l’arcobaleno dell’Amore che con gemiti inesprimibili muta il ritmo del tempo, detta cadenze oltremondane. La poesia si fa sotto Sua dettatura. E sono versi di portata e comprensione universali. Ecco Amore, ecco Poesia.
So bene che genitrice della poesia è la melanconia, quella forma di dolce tristezza che ci pervade. Ma so anche che l’amore sorpassa la malinconia, che deve sottrarle terreno fertile per piantarvi la semente degli innamorati. Sono semi che vanno collocati in profondità, nelle profondità dell’anima, affinché i rapaci non se ne nutrano e ne facciano strage.
Desolazione, solo desolazione residua se Amore va via o viene rapito o sottratto allo sguardo interiore. Immaginiamo che un treno stia partendo, portando con sé lontano il soggetto del nostro Amore. Agitiamo un fazzoletto bianco e ricamato, mentre calde lacrime ci rigano le guance. Amore ci sorride con mano aperta mentre il cuore si chiude. Torneremo alle ordinarie cose, ma ogni cosa saprà di quell’addio.
Non tutti gli amori crescono e si fanno Amore, così spetta ai poeti l’arduo compito di far sgorgare versi dalle loro profondità a beneficio degli amanti felici, per curare un cuore smarrito o ferito, per lenirne le sofferenze, per generarne paradossalmente di nuove. Già, se ne generano di nuove e si rievoca il dolore per farne materia di inquietudini redente. Toccare dolenti sensibilità è il modo raffinato di sublimare il dolore. Il verso lo assorbe e, pian piano, ne fa cibo per la memoria, quindi senno di poi, infine esperienza.
Ma faccio subito ammenda, perché l’esperienza serve all’Amore quanto un pizzico di sale al mare. La forza dell’Amore sta nella sua perenne novità. Ai poeti la facoltà di tenerne viva l’inesperienza.
Anche chi si cimenta nello scrivere storie d’amore sa bene che è al limite delle possibilità letterarie contenerlo nella camicia di forza di pochi righi, rattrappirne i contenuti ed i significati. Non esiste una breve storia d’amore; per gli amanti dell’Amore esso tracima l’argine delle pagine, vuole contaminare i luoghi, espandersi, perdersi, giocare a nascondino, celiare, far lacrimare. Chi vi è parzialmente riuscito ha compiuto un piccolo prodigio.
Vive congratulazioni alle vincitrici del nostro concorso, giunto alla seconda edizione. È un caso che si tratti di due rappresentanti del genere femminile? Forse sì, forse no. Di vero c’è che la donna ha una sensibilità esaltata da secoli di mancate promesse d’amore.
Un grazie sincero a tutti coloro che si sono messi alla prova e ai componenti della giuria. Un abbraccio fraterno a Luigi Zazzarini, paziente tessitore di trame organizzative.

giovedì 26 novembre 2009

Echi dal Novecento pugliese - Mia recensione

“ECHI DAL NOVECENTO PUGLIESE”

La pittura è una poesia che tace, sosteneva Plutarco. È una definizione della pittura che meglio delle altre nelle quali mi sono imbattuto rende l’idea di una manifestazione dello spirito che assume forme espressive in grado di trasmettere emozioni, sensazioni, travagli e turbamenti.
Non vi leggo nel fondo di essa, come diceva Argan, il pensiero o l’immagine della morte, ma il desiderio insopprimibile di comunicare, attraverso un medium umanamente rispettoso, la volontà di essere e di continuare ad esistere. I dipinti sono come tanti paragrafi di un unico codice, esprimono le prime, le intermedie e le ultime volontà dell’artista, gli itinerari della sua ricerca interiore, o meglio le tappe di essa. Non proprio un testamento, ma appunti di un viaggio il cui senso e valore si colgono appieno soltanto al suo termine, quando si ha la visione d’assieme e la memoria prende il posto dell’attualità, l’assenza si muta in presenza, i dettagli si fanno storia, i profeti trionfano nei luoghi natii.
È storia antica. È antica sorte che, tranne qualche eccezione, la fama e la notorietà fioriscano lontano dalle mura domestiche, dai focolari, dai paesi d’origine, che tuttavia costituirono il serbatoio culturale a cui attingere per la combinazione originale delle forme e dei soggetti, dei colori e delle tonalità. Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne, si legge nel Genesi[1]. Dando del passo biblico un’interpretazione non letterale o ortodossa, ma artistica e psicologica, potrei affermare che l’abbandono delle certezze consolidate, l’allontanamento dalla cuna dove si è ninnati dall’autorità (o dall’autoritarismo) della tradizione e dalla condiscendenza incondizionata della tranquillità, per unirsi all’arte (la moglie), fondersi con essa in senso biblico, nutre il proprio talento, lo fortifica, lo sviluppa. L’abbandono della patria, quindi, è inscritto nel tema natale d’ogni artista vero, è il prezzo da pagare alla fama, fermo restando che spesso essa si forma misteriosamente post mortem, che è l’estremo andare, l’estremo abbraccio, la fusione assoluta con l'amor che move il sole e l'altre stelle (Paradiso XXXIII, v.145), non a caso l'ultimo verso del Paradiso e della Divina Commedia di Dante.
Ogni pintore dipigne di sé, rifletteva Cosimo I de’ Medici. È vero: all’interno della corrente impressionista, espressionista o cubista si situa la personale esperienza dell’artista, la sua sensibilità, il suo tocco, che sempre provengono da quei luoghi interiori che riflettono i volti e le cose, la roba ed i luoghi vissuti. Il sistema cede qualcosa di sé all’esperienza particolare e si muta in altro, in una finestra spalancata sull’esistenza. A quel balcone tutti possono affacciarsi per lasciarsi toccare dal sublime, che poi è l’essenza di ogni poesia. Con Echi del Novecento Pugliese – Omaggio a Domenico Cantatore, edito per i tipi della Levante Editori Figli di Mario Cavalli di Bari, si è voluto tributare un doveroso omaggio ad alcuni pittori pugliesi del Novecento quali, per citarne alcuni, Giuseppe Ar e Emanuele Cavalli di Lucera, il foggiano Mario Bucci, i baresi Francesco Colella e Michele De Giosa, il ruvese Francesco Di Terlizzi, accomunati per l’appunto dalla pugliesità (una sorta di meridionalismo pittorico, sebbene il meridionalismo attenga alle questioni politiche ed economiche del Sud), dalla emersione dei paesaggi, dei tratti, delle movenze della nostra terra. Un crescendo di opere, un saggio di tele, con un acuto finale, l’arte di Domenico Cantatore, nato a Ruvo di Puglia nel 1906 da famiglia contadina, vissuto in Italia e all’estero, che Salvatore Quasimodo[2] il 17 ottobre 1965 definì “pittore della tenerezza umana”[3].
I curatori del volume e della mostra che si è tenuta a Ruvo di Puglia nell’ex Convento dei Domenicani (certuni si ostinano ad intitolarlo al Maestro, sperando oltre ogni ragionevole speranza, spes contra spem) dal 26 luglio al 9 agosto 2008, Carmelo Cipriani e Domenico Toto, hanno opportunamente “tirato la volata” forse al più celebre fra i pittori pugliesi del Novecento, il quale conferì alla pugliesità rilievo internazionale. Quasi orografo delle facce, che sembrano scavate nella roccia murgiana, solcate dal tempo e dalle avversità, immobili ed eterne, Cantatore si discostò raramente dalle sue umili origini[4], di cui esaltò, in modo tenue e senza eccessi, talvolta attraverso impennate ed accentuazioni di colori e tonalità, i lineamenti essenziali, la frugalità del vivere, quasi l’ineluttabilità dell’esistere alla mercé del destino, su una terra riarsa dal sole, secondo i ritmi della natura, dentro una religiosità quasi ancestrale intrisa di tremori, croci, processioni, humus primordiali. Senza dimenticare i nostri profumi tipici che, oggi sfruttati esclusivamente per finalità di attrattiva turistica o per scopi commerciali, vanno ben oltre il palato del gourmet, sono beni immateriali, spirituali, perché orme, aromi di tempi ed effluvi di anime di cui, a torto o a ragione, si nutre nostalgia. E rammarico, se non conati di colpa, avendo l’uomo sacrificato al dio del progresso un patrimonio di umanità di cui, di tanto in tanto, quasi con intenti catartici, si tessono gli elogi. È un enigma che sa di male o di suprema stupidità: l’uomo apprezza a posteriori quanto ha contribuito a distruggere.
Cipriani e Toto hanno portato a termine un’operazione di salvataggio o di recupero di uno spicchio di memoria, di un bagaglio culturale che – ammettiamolo candidamente – tendiamo a dimenticare a vantaggio spesso di un’arte (sedicente) che non è in grado di comunicare bellezza, stupore, sogno, poesia. Che non seduce perché distante dai contesti e dai contenuti vitali, prossima più al superfluo ed alle leziosità di certi salotti che all’osso e all’aurea simplicitas. Ar, Bucci, Pastina, Notte, Leandro, Di Terlizzi (vi aggiungerei sommessamente, fra gli altri, Michele Chieco[5]) esaltando l’essenziale ne rivelano il nucleo di bellezza e di bontà (l’ambìto connubio etica-estetica), quindi ciò che sostenta la vita e sviluppa gli anticorpi ideali e culturali contro l’aggressione volgare ed ingiuriosa di questi nostri tempi, sovrabbondanti di bruttezza, ignoranza e miseria morale.
Di operazioni culturali di questo genere, che nascono sotto il segno dell’Arte e senza scopi profani, intellettualmente oneste, ce ne vorrebbero molte, specie nelle nostre contrade sudiste, lontane dai circuiti che contano. Non per gareggiare con essi, ma per segnalare con discrezione e garbo una presenza artistica che, forgiatasi nella penuria di ogni cosa tranne che dell’anima, ha ancora molto da comunicare e da insegnare ai grandi e agli eruditi.
Salvatore Bernocco
[1] Gn 2,24.
[2] Poeta e letterato, premio Nobel per la letteratura nel 1959, nasce a Modica il 20 agosto 1901 e muore a Napoli il 14 giugno 1968.
[3] cfr. C. Cipriani, Domenico Cantatore, “pittore della tenerezza umana”, Centro Stampa litografica, Terlizzi, 2006, per i tipi della Associazione Turistica Pro Loco di Ruvo di Puglia, pag. 13.
[4] “Ogni volta che torno è sempre una scoperta, una gioia di rivedere qualcosa che mi appartiene perché le mie radici sono qui e le emozioni hanno sempre un’importanza notevole nel lavoro di un artista. Ruvo rappresenta il mio mondo e la mia memoria” (a cura di C. Cipriani e D. Toto, Echi dal Novecento Pugliese. Omaggio a Domenico Cantatore, Levante Editori Figli di Mario Cavalli, Bari, 2008, pag. 83).
[5] Nato a Santo Spirito nel 1922 e spirato a Barletta nel 1996, Michele Chieco fu un “artista che ha partecipato a circa centocinquanta mostre a carattere nazionale ed internazionale che gli hanno meritato anche la qualifica di membro onorario della Columbian (USA) e di altri importanti sodalizi accademici italiani […]”. In questi termini si apre l’articolo di Vincenzo Amenduni su Il Rubastino, rivista della Pro Loco di Ruvo di Puglia, del bimestre luglio-agosto 1972 (pagg. 9 e 10), intitolato Il messaggio della pittura di Michele Chieco. In esso il docente e sacerdote ruvese scrive che è “un godimento guardare i suoi quadri dai colori limpidi e sfumati, non solo nelle nature morte, ma anche nei paesaggi pugliesi, in quelle campagne che rivelano uno studio dei movimenti inconsci dell’umana esistenza, con gusto ingenuamente misto “romantico” e di “decadente” quale può evidenziarsi nella esasperazione e nella passionalità di un uomo del sud”.

Ami l'uomo del piacere,
fioca luce o tenebra leggera.
Il mai nato è sua creatura,
e tu stringi al giovane petto
la tua ossessione e la sua colpa,
la vana attesa che un seme scampato alla strage
ti renda madre.
Non c'è miracolo né giorno nuovo
per chi non semina vita,
solo sterili fluidi,
di tanto in tanto,
quando il bisogno urla,
in terra straniera,
dentro un corpo armeno,
un tempio eretto all'amore
nel centro di Bucarest.

sabato 24 ottobre 2009

Ai partecipanti a "Poetare è d'Amore" 2^ edizione





E’ con grande piacere che vogliamo condividere con Voi la soddisfazione per il notevole successo ottenuto da questa edizione del concorso.
Con 107 autori e 176 opere provenienti da tutta l’Italia, ci sentiamo di poter dire che “Poetare d’amore” è diventato un punto di riferimento per gli autori di opere sull’amore.
La giuria ha ricevuto le Vostre liriche ed entro il 15 novembre ci fornirà i giudizi attraverso i quali saranno eletti i vincitori e redatta la classifica.
Un sincero grazie va all’Assessorato alla Cultura del Comune di Ruvo di Puglia, alla Pro Loco di Ruvo ed ai nostri partner: il periodico La Nuova Città di Terlizzi, Ruvolive e Ruvodipugliaweb, I Presidi del Libro. Questo risultato si deve anche a loro.
Un saluto di cuore a tutti e un sentito ringraziamento per la Vostra graditissima e qualificata partecipazione.

Un saluto di serenità e di amore.

Ruvo di Puglia, ottobre 2009

Salvatore Bernocco
Presidente “Sehaliah” a.s.d.