giovedì 18 febbraio 2010


Non tutti gli amori crescono e si fanno Amore, così spetta ai poeti l’arduo compito di far sgorgare versi dalle loro profondità a beneficio degli amanti felici, per curare un cuore smarrito o ferito, per lenirne le sofferenze, per generarne paradossalmente di nuove. Già, se ne generano di nuove e si rievoca il dolore per farne materia di inquietudini redente. Toccare dolenti sensibilità è il modo raffinato di sublimare il dolore. Il verso lo assorbe e, pian piano, ne fa cibo per la memoria, quindi senno di poi, infine esperienza. Ma faccio subito ammenda, perché l’esperienza serve all’Amore quanto un pizzico di sale al mare. La forza dell’Amore sta nella sua perenne novità. Ai poeti la facoltà di tenerne viva l’inesperienza”.
Con queste parole del presidente dell’Associazione Sehaliah, Salvatore Bernocco, si chiude la presentazione dell’antologia del Concorso Letterario Nazionale “Poetare è d’Amore” - giunto alla seconda edizione e realizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Ruvo, la Pro Loco, Ruvolive, Ruvodipugliaweb, La Nuova Città di Terlizzi e i Presidi del Libro -, che ha visto la partecipazione di 107 poeti con 176 liriche sull’amore provenienti da tutta l’Italia.
Hanno fatto parte della Giuria, oltre al presidente, il prof. Biagio Iurilli, il dott. Angelo Tedone, la prof.ssa Filomena Di Rella, la prof.ssa Pia Olivieri, Imma Ferrante e la dott.ssa Nunzia Vincenza De Palma. Coordinatore il dott. Luigi Zazzarini.
Vincitrice della Sezione “Poesie d’amore” è Tiziana Monari di Prato, mentre nella Sezione “Breve storia d’amore” si è imposta Lucia Sallustio di Molfetta.
Il ricavato del Concorso, pari a € 350,00, è stato devoluto al Villaggio dei Bambini in Adwa, Etiopia.

domenica 7 febbraio 2010

Verso le elezioni regionali

Nel prossimo mese di marzo saremo chiamati a votare per il Consiglio della Regione Puglia. Tre i candidati in lizza, Palese, Poli Bortone e il terlizzese Vendola, un autentico outsider, impostosi all’attenzione generale per aver primeggiato, senza attenuanti, sul suo avversario Boccia, candidato dai big del PD, alle primarie dello scorso gennaio.
La nostra Regione ha senz’altro fatto passi in avanti in questi anni. C’è stata un’attenzione inedita ai giovani con il programma, che pare abbia ben funzionato, “Bollenti Spiriti”, che ha consentito a moltissimi giovani pugliesi di formarsi all’estero, in realtà più dinamiche ed all’avanguardia. Vendola ha saputo proteggersi dai sussulti scatenati dalle dichiarazioni di Tarantini, che hanno condotto alle dimissioni di Frisullo e di Tedesco, poi approdato al Senato forse inopportunamente, visto che, stando ai quotidiani, è in qualche modo implicato nelle indagini della magistratura barese. Ha insomma dimostrato di avere polso e coraggio, sebbene non si comprenda perché analoghe misure “preventive” non siano state assunte per altri, anch’essi sfiorati dalle indagini. Una vicenda, quella della sanità pugliese, che ha portato agli arresti di funzionari e dirigenti, e che potrebbe riservare ulteriori sorprese e novità. La Poli Bortone è donna di sicura consistenza e carisma, leader di un movimento sudista che si è alleato con l’UDC di Casini e Buttiglione, la formazione centrista che, a seconda delle situazioni politiche regionali, appoggia ora la sinistra ora la destra. Analoghe oscillazioni aveva il PSI di Craxi, che a livello locale si legava ora alla DC ora al PCI. Secondo alcuni, la Poli Bortone sarà una spina nel fianco del candidato del PDL, Rocco Palese, un fedelissimo del ministro Raffaele Fitto. È opinione generale che se le forze cosiddette moderate e centriste avessero raggiunto un accordo su una candidatura unitaria, la corsa di Vendola verso la riconferma sarebbe stata più difficile, una corsa con più di un ostacolo. La frammentazione di quell’area oggettivamente lo agevola, come pure l’essere assurto ad un ruolo e ad una notorietà nazionali per aver stravinto le primarie, mettendo in un angolo Bersani, D’Alema, Letta ed altri. Il PD si è mostrato nella fattispecie ondivago ed incerto, senza una linea politica chiara, il che probabilmente avrà riflessi sulla sorte della classe dirigente regionale e sul futuro di qualche consunto leader della sinistra.
Le primarie, in ogni caso, vanno apprezzate, sono un modo per aprirsi alla società, per uscire dai circuiti viziosi dei partiti, per mettersi in ascolto dell’elettorato. Resta da chiarire quale ruolo debba competere agli organismi dirigenti, espropriati della possibilità di individuare candidati funzionali a progetti politici strategici e di lungo respiro. Sembra tuttavia strano che non siano state celebrate nel Lazio, dove la candidatura della Bonino non sembra godere di molto gradimento, specie nell’elettorato cattolico e moderato.

venerdì 8 gennaio 2010

SE VUOI COLTIVARE LA PACE, CUSTODISCI IL CREATO

“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”. È questo il tema scelto da Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace, che la Chiesa celebra ogni anno il 1° gennaio. I motivi di questa scelta sono riassunti nel comunicato diffuso dal Pontificio Consiglio Giustizia e pace: “Il tema - si legge - intende sollecitare una presa di coscienza dello stretto legame che esiste nel nostro mondo globalizzato e interconnesso tra salvaguardia del creato e coltivazione del bene della pace. Tale stretto e intimo legame è, infatti, sempre più messo in discussione dai numerosi problemi che riguardano l’ambiente naturale dell’uomo, come l’uso delle risorse, i cambiamenti climatici, l’applicazione e l’uso della biotecnologie, la crescita demografica. Se la famiglia umana non saprà far fronte a queste nuove sfide con un rinnovato senso della giustizia ed equità sociali e della solidarietà internazionale, si corre il rischio di seminare violenza tra i popoli e tra le generazioni presenti e quelle future”.
La tutela dell’ambiente riveste un’importanza fondamentale per il futuro del nostro pianeta, affidato da Dio all’uomo perché se ne serva per fini di vita e non di morte. L’uomo quale garante della vita, custode della creazione e non già curatore fallimentare ed artefice di distruzioni su vasta scala. È di tutta evidenza che certe scelte industriali, la devastazione di intere aree del mondo, l’aggressione all’ambiente sistematicamente realizzata da certo capitalismo selvaggio e nemico dell’uomo, predatore di risorse e sfruttatore del lavoro dei poveri, condurrà l’umanità sull’orlo di baratri apocalittici, a meno che non si faccia – e subito – marcia indietro. Ne va del futuro dell’uomo, del futuro delle giovani generazioni, le quali hanno il diritto di ottenere in consegna i beni del mondo e di goderne rettamente, un’aria salubre, un ambiente biofilo. Consegnare loro una quantità di problematiche irrisolte a causa della volontà di dominio delle grandi potenze mondiali, denota una inclinazione egoistica che ha del diabolico. Dall’egoismo all’eclissi della pace il passo è breve.
Anche noi abbiamo il dovere di agire per la conservazione del nostro territorio. La Murgia, le nostre campagne, il nostro verde pubblico, non possono essere deturpati o resi pattumiere a cielo aperto. Il comportamento incivile di alcuni, frutto di ignoranza e scarsissimo senso del bene comune, disonora un’intera città che pure annovera persone che ogni giorno si battono perché trionfino l’educazione alla bellezza, il senso civico, il rispetto verso gli altri e se stessi. La vita è un continuo processo educativo. Educhiamoci ed educhiamo al rispetto della vita sotto ogni aspetto, pienamente consapevoli che saremo giudicati anche per il modo come avremo trattato quello spicchio di creazione affidatoci da Dio.

su Fermento gennaio 2010
LA FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA

La Festa della Santa Famiglia a Madrid, promossa nella Plaza de Lima dall'arcidiocesi della capitale spagnola, ha visto la partecipazione di oltre 500 mila persone. La famiglia, oggi conculcata da modelli relazionali che ne mortificano il senso ed il valore, “non si può relegare nella sfera privata, ma è un fatto pubblico. Davanti alla crisi della famiglia e alle istituzioni pseudo-familiari vogliamo annunciare l’amore di Cristo”, ha detto il cardinale vicario Agostino Vallini, che ha portato ai presenti il saluto di Benedetto XVI.
La celebrazione è stata preceduta da una serie di testimonianze e dai saluti del presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, il cardinale Ennio Antonelli, dal presidente del Pontificio Consiglio per i laici, il cardinale Stanislaw Rylko, dal presidente dei vescovi polacchi, mons. Józef Michalik, dal cardinale Josef Cordes, presidente di Cor Unum, e dall’arcivescovo di Berlino, il cardinale Georg Sterzinsky. L’iniziatore del Cammino Neocatecumenale Kiko Argüello, che è stato uno dei promotori dell’incontro, insieme all’arcidiocesi di Madrid, ha detto che “solo la famiglia cristiana può salvare l’Europa”. Il cardinale di Madrid, Antonio Maria Rouco Varela, ha celebrato con numerosi vescovi e cardinali spagnoli su un grande palco, sovrastato da una gigantesca croce bianca. Ai lati, la statua della Vergine dell'Almudena e la Croce della Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolgerà a Madrid nel 2011.
Nonostante il freddo intenso per questo incontro sono giunte famiglie da tutta Europa, fra le più numerose quelle spagnole e circa 10 mila dall’Italia, per lo più del Cammino Neocatecumenale, ma anche di diverse diocesi francesi, tedesche, polacche.
Anche nella nostra parrocchia è risuonato l’invito del Parroco a dare testimonianza dei valori cristiani all’interno delle famiglie, lavorando perché si affermino modelli di vita aperti alla procreazione, alla carità sponsale, alla comunione fra uomo e donna fondata sull’amore di Dio, senza il quale nulla è possibile all’uomo. Le famiglie – ha detto il Parroco nella sua omelia, alla presenza di numerosi nuclei familiari e dei fidanzati che celebreranno le loro nozze nel 2010 - sono a rischio perché la mentalità corrente aborrisce il modello familiare di Nazareth, basato su sentimenti di umiltà e reso solido dalla preghiera. L’umiltà della famiglia di Nazareth, modello delle famiglie cristiane, è icona, immagine dell’amore trinitario che fa delle tre persone divine un unicum pulsante di amore.
Senza famiglia, pilastro delle società, non c’è possibilità di un futuro ordinato e sono a rischio i soggetti deboli, specialmente i figli, i quali necessitano di avere punti di riferimento certi, identificabili, per crescere sereni ed equilibrati. I “poli” madre e padre non sono un’invenzione di qualcuno, ma di quel Dio che vuole il bene autentico di ogni essere umano. La altre unioni non garantiscono equilibrio e responsabilità, soprattutto fanno da apripista a scenari inquietanti di sconvolgimenti emotivi e della personalità.

su Fermento gennaio 2010

domenica 3 gennaio 2010

Prefazione all'antologia Poetare è d'Amore


Non sono fra i poeti (minori o minimi) tristi e malinconici. Non amo i versi che incrinano la speranza, come anche certa letteratura che deturpa la realtà, che ne fa una variante impazzita e sconcia della vita. Amo la speranza come amo la vita, quella che stamani mia madre mi ha mostrato quando, all’improvviso, dopo la pioggia, si è disteso un arcobaleno sul mare. Mi ha chiamato con voce squillante e meravigliata, come se quel fenomeno fosse apparso per la prima volta sulla scena del mondo, e mi ha detto: “Vedi, è apparso l’arcobaleno!”. Il freddo pungente del mattino – era il primo giorno del nuovo anno – si è misteriosamente dileguato e ha fatto la sua comparsa un tepore intimo che mi ha sussurrato sentimenti di letizia. Cos’è l’esperienza di Dio se non esperienza di unità interiore, di serenità e di pace, di calore che non ha niente a che fare con una bella giornata di sole? Quando piove, quanto infuria la tempesta, soltanto allora sappiamo di sentire, e sentendo conosciamo le seduzioni dello Spirito, imbastiamo con Lui intimi dialoghi senza parole, che si sviluppano attraverso giochi di sguardi e rimandi, attrazioni e ispirazioni, come fra due innamorati che sospirano al chiaro di luna. La parola si dilegua e sul cuore si distende l’arcobaleno dell’Amore che con gemiti inesprimibili muta il ritmo del tempo, detta cadenze oltremondane. La poesia si fa sotto Sua dettatura. E sono versi di portata e comprensione universali. Ecco Amore, ecco Poesia.
So bene che genitrice della poesia è la melanconia, quella forma di dolce tristezza che ci pervade. Ma so anche che l’amore sorpassa la malinconia, che deve sottrarle terreno fertile per piantarvi la semente degli innamorati. Sono semi che vanno collocati in profondità, nelle profondità dell’anima, affinché i rapaci non se ne nutrano e ne facciano strage.
Desolazione, solo desolazione residua se Amore va via o viene rapito o sottratto allo sguardo interiore. Immaginiamo che un treno stia partendo, portando con sé lontano il soggetto del nostro Amore. Agitiamo un fazzoletto bianco e ricamato, mentre calde lacrime ci rigano le guance. Amore ci sorride con mano aperta mentre il cuore si chiude. Torneremo alle ordinarie cose, ma ogni cosa saprà di quell’addio.
Non tutti gli amori crescono e si fanno Amore, così spetta ai poeti l’arduo compito di far sgorgare versi dalle loro profondità a beneficio degli amanti felici, per curare un cuore smarrito o ferito, per lenirne le sofferenze, per generarne paradossalmente di nuove. Già, se ne generano di nuove e si rievoca il dolore per farne materia di inquietudini redente. Toccare dolenti sensibilità è il modo raffinato di sublimare il dolore. Il verso lo assorbe e, pian piano, ne fa cibo per la memoria, quindi senno di poi, infine esperienza.
Ma faccio subito ammenda, perché l’esperienza serve all’Amore quanto un pizzico di sale al mare. La forza dell’Amore sta nella sua perenne novità. Ai poeti la facoltà di tenerne viva l’inesperienza.
Anche chi si cimenta nello scrivere storie d’amore sa bene che è al limite delle possibilità letterarie contenerlo nella camicia di forza di pochi righi, rattrappirne i contenuti ed i significati. Non esiste una breve storia d’amore; per gli amanti dell’Amore esso tracima l’argine delle pagine, vuole contaminare i luoghi, espandersi, perdersi, giocare a nascondino, celiare, far lacrimare. Chi vi è parzialmente riuscito ha compiuto un piccolo prodigio.
Vive congratulazioni alle vincitrici del nostro concorso, giunto alla seconda edizione. È un caso che si tratti di due rappresentanti del genere femminile? Forse sì, forse no. Di vero c’è che la donna ha una sensibilità esaltata da secoli di mancate promesse d’amore.
Un grazie sincero a tutti coloro che si sono messi alla prova e ai componenti della giuria. Un abbraccio fraterno a Luigi Zazzarini, paziente tessitore di trame organizzative.

venerdì 1 gennaio 2010

POESIA D'AMORE


I tempi dell'amore

ti appartengono,

sono tuoi.

Ne detti il tema principale,

ne fai scempio,

e poi semmai ti assenti

per vedere l'effetto che fa.

Nel raccoglierne tasselli

di qua e di là

fra parole e sospensioni

agli angoli delle foto

fisso quel volto che vorrei

accanto a me.

Neppure una carezza

m'è dato di vivere

ed è violento il silenzio

quel ritmo lento

che tu imprimi

ai miei giorni migliori.

Questo primo giorno del nuovo anno

piove quel tanto che basta

a nuove seminagioni.

Sì, il tuo silenzio non è pioggia per me,

promessa, piuttosto, non mantenuta,

fiamma o fuoco che arde altrove

- dove non so -

attizzato da chi sa solo che l'amore

procede al ritmo di una stagione.

giovedì 24 dicembre 2009

Recensioni dell'Arch. Mario Di Puppo


SALVATORE BERNOCCO, Lettera ad un single. Di palo in frasca, 2009, Libreria del Santo, Padova

L’ultima fatica letteraria di Salvatore Bernocco, Lettera ad un single non è letteratura di evasione ma d’invasione, mi sia concesso il gioco di parole. Sì, la lettera invade la sfera personale del single, il suo rapporto con la spiritualità mettendo a nudo problematiche nascoste nella quotidianità. Il lettore in possesso di una matrice cristiana condividerà a pieno il messaggio di Bernocco ma è proprio al single “senza valori” che il pamphlet è rivolto.
La narrazione si avvale dell’artificio espositivo della lettera in maniera tale che il racconto scorra velocemente e unitariamente pur concedendosi tredici pause di riflessione corrispondenti ad altrettanti capitoli che non si concentrano su di un unico argomento, come si penserebbe dal titolo, ma costituiscono delle grandi aree semantiche di ponderazione al cui interno confluiscono una serie di tesi ed argomentazioni relative.
Il single al quale l’Autore si rivolge (p.7) sembra lo stereotipo tratto da un reality show. È vanesio, narcisista (p.9), assiduo frequentatore di centri di benessere legati all’effimera bellezza esteriore; la vita del single “se appare fuori colorata e a tinte forti, desiderabile ed addirittura invidiabile, in realtà all’interno, là dove si sperimenta la vita sul serio, spesso è anemica, emaciata, algida”(p.11). Abita un monolocale (p.13) che è sufficiente per la sua vita solitaria (p.7) o, aggiungerei, per la sua vita mondana sempre fuori porta.
Non credo che tutti i single corrispondano alla descrizione di Bernocco ma penso che ognuno, single e non, possa riconoscere come proprio, sia pure segretamente, un aspetto dello stereotipo. Un discorso a parte andrebbe fatto per i “single per costrizione” che non possiedono un reddito che gli permetta una vita agiata rispetto ai “single per scelta”, una opzione tesa all’appagamento del proprio piacere di epicurea memoria.
Alla solitudine del single, al suo vuoto ideologico, al suo relativismo, alla sua depressione, alla sua paura di amare un altro che non sia se stesso, alla sua infelicità l’Autore propone di abbracciare il messaggio cristiano facendo propria la parola di Cristo che “come una lama affilata si conficca nel punto d’intersezione fra lo spirito ed il corpo”. Bernocco è ben consapevole della grande responsabilità della “sequela christi” tanto che afferma saggiamente che “ è meglio zoppicare sulla via della santità che non imboccarla affatto”.
Nel testo emergono molti consigli tanto che il libro potrebbe essere anche un manuale per l’interiorità dei single. Personalmente non credo che l’aridità spirituale termini automaticamente accasandosi e quindi penso che il messaggio del libro possa essere accolto anche dagli sposati o dai conviventi. I single cui l’Autore si rivolge sono quelle persone, sposate e non, che scelgono una vita priva di valori chiudendosi in se stesse anche se circondate da altri.
Bernocco non si pone come un cattedratico che elargisce una “lectio magistralis” ma la narrazione contiene un percorso autobiografico di crescita spirituale. È un “single pentito” dal giorno in cui ritrova per strada, la sua personale via di Damasco, due fogli di calendario dove si leggono due domande esistenziali (a voi scoprirle) che accendono il suo dialogo interiore (p.81) portandolo a rivedere la sua vita, descritta in pagine di grande introspezione che sembrano tratte da un diario personalissimo quanto condivisibile.
A chi sceglierà di leggere il libro affido la scoperta delle descrizioni dei “single modello” fra cui Gesù, Don Tonino Bello e Don Vincenzo Amenduni e la ricerca dei passi ludici tra i quali cito quello di Netty, diminutivo di internet, la ragazza virtuale cercata dai single.

SALVATORE BERNOCCO, Sul passo degli ultimi. Lineamenti del pensiero politico del Servo di Dio Mons. Antonio Bello, 2009 - Libreria del Santo, Padova
Don Tonino per la gente, la sua gente, rappresenta una figura semplice seppure emblematica della cristianità. Tanti i contributi critici tesi al chiarimento della sua missione pastorale. È inedito l’approccio di Bernocco che, partendo da citazioni edite e non di Don Tonino, mira sia ad approfondire il pensiero politico belliano sia a tessere un percorso individuale di riflessione sulle tematiche trattate. Per chi volesse approfondire la tematica consiglio la lettura dei testi editi dallo stesso Don Tonino: Vegliare nella notte. Riflessioni sull’impegno cristiano nel servizio sociale e nella politica, Cinisello Balsamo (MI), 1995, e Il vangelo del coraggio. Riflessioni sull’impegno cristiano nel servizio sociale e nella politica, Cinisello Balsamo (MI), 1996.
Don Tonino era di sinistra, di centro o di destra? Bernocco non risponderà subito alla domanda ma guiderà il lettore durante tutta la narrazione attraverso una serie di riflessioni. In alcuni punti si ha l’impressione che le posizioni belliane si attestino su uno schieramento ora sull’altro, fino alla risposta finale: Don Tonino era “semplicemente dalla parte dell’uomo” (p.104) in quanto “chi ama l’uomo ama Dio” (p. X). Infatti affermava che “Dio non ci chiederà conto dell’assenza del crocifisso nelle nostre stanze, ma dell’assenza dell’uomo, col cui volto Dio si è identificato” (p. XI).
Bernocco affianca al tema principale della politica belliana quello di una politica cristiana in generale e quello dei politici cristiani. L’Autore non cede all’oratoria finalizzata alla captatio benevolentiae del lettore, politico e non che sia, ma affronta temi scomodi sia per l’opinione pubblica laica sia cristiana.
Fra i tanti temi sostenuti spiccano, per evidente attualità, il no all’aborto; il passaggio dalla tolleranza dello straniero all’integrazione sociale; lo stato di benessere della Chiesa a fronte della necessità degli indigenti; la piaga della raccomandazione nella ricerca del lavoro; il ruolo dei ricchi nei confronti dei poveri; le spese per le guerre.
L’Autore è conscio che la risposta cristiana ai tanti interrogativi di bioetica, esistenziali, politici possa sembrare utopica tant’è che propone di “esaltare le utopie quasi per distillarne, ricavarne qualche gesto concreto di solidarietà. Come se dalla spremitura delle utopie possa sgocciolare un lenimento, un olio taumaturgico, una essenza odorosa con cui cospargere il corpo sociale martoriato dalle filosofie e dagli stili di vita che relativizzano la vita umana, rendendola un’appendice manovrabile dell’economia, della tecno-finanza, della politica, del potere” (p.39). Oppure, stando alle parole di Don Tonino, “il politico vero, come il buon samaritano, ha misericordia del popolo e gli si fa vicino per restituirgli la mezza vita che gli hanno tolta e non per aggiungergli la mezza morte che gli manca e stenderlo definitivamente” (A. Bello, Il vangelo del coraggio. Riflessioni sull’impegno cristiano nel servizio sociale e nella politica, Cinisello Balsamo (Mi) 1996, pag. 16.
Al termine della lettura del libro è il caso di chiedersi se le riflessioni di don Tonino, commentate e sviluppate da Bernocco, siano da considerarsi cristiane in senso stretto, cioè rispondenti solo a coloro i quali decidano di professare la religione cattolica. Personalmente credo di no in quanto una politica che ponga al centro il rispetto per la dignità di ogni uomo è tale da poter essere condivisa al di là del proprio credo religioso o politico. È evidente che il messaggio belliano va accolto in primo luogo dai cristiani a patto che avvenga quella opportuna rigenerazione spirituale scegliendo di passare dallo status di “cristiano festivo” a quello di “cristiano feriale” procedendo da una cristianità rituale vissuta solo nelle ricorrenze ad una sentita nella quotidianità. O, per dirla con le parole di Don Tonino, “dobbiamo essere contemplattivi, con due t, cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell’azione” (A. BELLO, Cirenei della gioia. Esercizi spirituali predicati a Lourdes, Cinisello Balsamo (Mi) 1994, pag. 55).


Mario Di Puppo