martedì 23 marzo 2010
lunedì 15 marzo 2010
BACHELET, A 30 ANNI DALLA MORTE
Il 12 febbraio del 1980 il professor Vittorio Bachelet viene assassinato dalle Brigate Rosse al termine di una lezione universitaria. Da lui, grande studioso di diritto e presidente dell’Azione Cattolica dal 1964 al 1973, possiamo attingere linee guida ed indirizzi circa la buona politica, quella che intende portare salvezza e mettere la persona al centro dell’azione amministrativa, in posizione antecedente rispetto allo Stato. Fu questa, in estrema sintesi, la lezione del personalismo di provenienza soprattutto francese (Emmanuel Mounier e Jacques Maritain), a cui si abbeverarono, fra gli altri, anche Moro e La Pira. Egli concepiva la politica come corresponsabile costruzione della città, in cui ognuno deve portare il contributo delle sue capacità in vista della costruzione di quel bene comune che rappresenta il fine relativamente ultimo della politica. Vi è infatti un modo diffuso di fare politica che non si limita alla partecipazione nei partiti e nelle istituzioni, ma che riguarda ad esempio il competente esercizio di un mestiere e di una professione, che rappresenta in sé un alto valore politico.
Inoltre, egli può essere considerato uno degli anticipatori della dottrina conciliare sulla vocazione e sulla missione dei laici nella Chiesa e nel mondo. Nella partecipazione alla vita associativa, tramite le varie articolazioni e strutture dell'Azione Cattolica Italiana, egli vedeva infatti per i laici un modo esigente di essere allo stesso tempo “buoni cristiani e buoni uomini e donne del loro tempo”, e non certo una forma di efficientismo associativo e nemmeno una chiusura intransigentistica nella sfera del religioso concepita come antagonista al più vasto mondo sociale. “La sua morte – come hanno scritto Rosy Bindi, che ne fu assistente, e Paolo Nepi - va vista come la luminosa testimonianza di un martire, che ha versato il suo sangue per la difesa dei supremi valori politici del diritto e della giustizia”.
Inoltre, egli può essere considerato uno degli anticipatori della dottrina conciliare sulla vocazione e sulla missione dei laici nella Chiesa e nel mondo. Nella partecipazione alla vita associativa, tramite le varie articolazioni e strutture dell'Azione Cattolica Italiana, egli vedeva infatti per i laici un modo esigente di essere allo stesso tempo “buoni cristiani e buoni uomini e donne del loro tempo”, e non certo una forma di efficientismo associativo e nemmeno una chiusura intransigentistica nella sfera del religioso concepita come antagonista al più vasto mondo sociale. “La sua morte – come hanno scritto Rosy Bindi, che ne fu assistente, e Paolo Nepi - va vista come la luminosa testimonianza di un martire, che ha versato il suo sangue per la difesa dei supremi valori politici del diritto e della giustizia”.
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SAN GIUSEPPE, SPOSO E PADRE
“Giuseppe nacque probabilmente a Betlemme. Suo padre si chiamava Giacobbe (Mt 1,16) e pare che fosse il terzo di sei fratelli. La tradizione ci tramanda la figura del giovane Giuseppe come un ragazzo di molto talento e di un temperamento umile, mite e devoto”.
Così viene tratteggiata la figura dello sposo di Maria Vergine e padre putativo di Gesù, Giuseppe, di mestiere falegname. Su san Giuseppe si sa molto poco, in realtà; è un uomo giusto, che non ripudia Maria, gravida per opera dello Spirito Santo, che si adopera per mettere in salvo la vita di Gesù, che osserva i comandamenti ed è fedele a Dio.
Un uomo attento alla voce dello Spirito, forse mediata da quella della sua sposa. Un uomo quindi avvolto dal silenzio che è la culla della Parola, è la Parola di Dio vissuta nell’abitacolo del cuore, sede degli affetti e della coscienza per il popolo ebraico.
Egli è l’esempio dell’uomo interiore, nel quale prende corpo quella predisposizione alla carità che si fa gesto ed azione di giustizia. La sua grandezza sta nel quasi mistero che lo circonda, in questa penuria di informazioni sul suo conto, non alla stessa stregua di un personaggio mitologico, mai esistito e frutto della fantasia, ma di un uomo realmente esistito che si è messo a totale disposizione di Maria e del Figlio di Dio, di cui fu padre sul piano umano ma non genitore. Cosa intendo dire? Che se fra gli esseri umani accade spesso che il genitore biologico, cioè colui che genera, non sia anche in grado di essere padre, quindi di educare, di amare, di essere autorevole, nel caso particolare di san Giuseppe la sua paternità fu perfetta, intessuta di preoccupazioni e di amore per il figlio che Maria aveva concepito senza l’ausilio dell’uomo.
A san Giuseppe, la cui festa liturgica ricorre il 19 marzo, festa del papà, affidiamo in custodia i genitori, affinché riscoprano la vocazione alla santità attraverso l’educazione morale, religiosa e spirituale dei loro figli. Da buoni padri discendono ottimi figli, da padri pessimi nascono schegge impazzite. La paternità responsabile e spirituale nell’ambito della famiglia è un valore da riscoprire, di difficile avveramento ove i credenti (o molti di essi) dovessero continuare a comportarsi in modo “schizofrenico”, con un piede nel terreno di Dio e con l’altro nel campo di gioco di Satana.
Lontano dalla Chiesa e dalla pratica vissuta e sentita dei Sacramenti, quindi dalla Parola di Dio, si è come tamerischi nella steppa, mentre, sotto lo sguardo paterno di Giuseppe e della Vergine santa, nell’amore e nella fede in Dio, si realizza una radicale trasformazione del cuore, per cui dall’esperienza mortifera della steppa si passa a sperimentare la vita dello e nello Spirito, apportatrice di gioia e pace.
Fermento, Marzo 2010
Così viene tratteggiata la figura dello sposo di Maria Vergine e padre putativo di Gesù, Giuseppe, di mestiere falegname. Su san Giuseppe si sa molto poco, in realtà; è un uomo giusto, che non ripudia Maria, gravida per opera dello Spirito Santo, che si adopera per mettere in salvo la vita di Gesù, che osserva i comandamenti ed è fedele a Dio.
Un uomo attento alla voce dello Spirito, forse mediata da quella della sua sposa. Un uomo quindi avvolto dal silenzio che è la culla della Parola, è la Parola di Dio vissuta nell’abitacolo del cuore, sede degli affetti e della coscienza per il popolo ebraico.
Egli è l’esempio dell’uomo interiore, nel quale prende corpo quella predisposizione alla carità che si fa gesto ed azione di giustizia. La sua grandezza sta nel quasi mistero che lo circonda, in questa penuria di informazioni sul suo conto, non alla stessa stregua di un personaggio mitologico, mai esistito e frutto della fantasia, ma di un uomo realmente esistito che si è messo a totale disposizione di Maria e del Figlio di Dio, di cui fu padre sul piano umano ma non genitore. Cosa intendo dire? Che se fra gli esseri umani accade spesso che il genitore biologico, cioè colui che genera, non sia anche in grado di essere padre, quindi di educare, di amare, di essere autorevole, nel caso particolare di san Giuseppe la sua paternità fu perfetta, intessuta di preoccupazioni e di amore per il figlio che Maria aveva concepito senza l’ausilio dell’uomo.
A san Giuseppe, la cui festa liturgica ricorre il 19 marzo, festa del papà, affidiamo in custodia i genitori, affinché riscoprano la vocazione alla santità attraverso l’educazione morale, religiosa e spirituale dei loro figli. Da buoni padri discendono ottimi figli, da padri pessimi nascono schegge impazzite. La paternità responsabile e spirituale nell’ambito della famiglia è un valore da riscoprire, di difficile avveramento ove i credenti (o molti di essi) dovessero continuare a comportarsi in modo “schizofrenico”, con un piede nel terreno di Dio e con l’altro nel campo di gioco di Satana.
Lontano dalla Chiesa e dalla pratica vissuta e sentita dei Sacramenti, quindi dalla Parola di Dio, si è come tamerischi nella steppa, mentre, sotto lo sguardo paterno di Giuseppe e della Vergine santa, nell’amore e nella fede in Dio, si realizza una radicale trasformazione del cuore, per cui dall’esperienza mortifera della steppa si passa a sperimentare la vita dello e nello Spirito, apportatrice di gioia e pace.
Fermento, Marzo 2010
Ne hanno parlato finanche i Vescovi italiani della C.E.I., convocati per discutere ed approfondire il tema “Per un Pese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, da cui l’omonimo documento licenziato lo scorso 21 febbraio, Prima Domenica di Quaresima, su cui torneremo in altra occasione in modo più approfondito.
Ne parlano ogni giorno organi di stampa, televisioni, quotidiani, riviste. Se ne dibatte nei social network, cioè nei siti web dove gli internauti si incontrano nelle agorà virtuali e si scambiano opinioni ed idee.
Il Paese sta attraversando una terribile crisi etica e morale, oltre che civile ed economica, essendo queste ultime figlie delle prime due.
Nel Paese non c’è un’etica pubblica che sia condivisa. Si ha l’impressione di una erosione progressiva del senso morale, specie in campo politico ed economico, dove con frequenza preoccupante esplodono casi eclatanti di corruzione. Politica e finanza deviate, eterodirette dalle organizzazioni criminali, mafia e ‘ndrangheta, scoperte grazie all’uso delle intercettazioni telefoniche, strumento a mio avviso indispensabile per scoprire i reati e combattere la criminalità, tanto quella comune quanto quella dei cosiddetti colletti bianchi.
Perché alcuni politici temono le intercettazioni? Qual è il punto dolente? La tutela della privacy? O vi è altro? Francamente non credo che i magistrati si occupino delle vicende private di un politico per il gusto di violarne l’intimità o l’ambito familiare. Se così fosse sarebbero dei guardoni, farebbero del voyeurismo. La questione è che taluni comportamenti privati hanno riflessi pubblici, nel senso che rivelano intrecci affaristici e di altro genere inquadrabili nelle fattispecie dei delitti e dei reati contro la pubblica amministrazione. Il punto è il codice penale e quello di procedura penale, sono i reati che si commettono per fame e sete di potere e di denaro. Questi vanno contrastati e puniti severamente, senza attenuanti, evitando che il condannato possa ricandidarsi. A ciò osta non soltanto il vecchio detto “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, ma anche la considerazione che non può ritenersi più affidabile nella gestione della res publica chi si è macchiato di reati contro la pubblica amministrazione. L’interdizione perpetua dai pubblici uffici parrebbe sanzione adeguata.
Nella formazione di talune liste per le Regionali compaiono nomi discussi, discutibili o chiacchierati. Vi sono anche veline, truccatrici, massaggiatrici ed amiche di Tizio o di Caio, le cui uniche qualità pare risiedano nelle loro grazie ed avvenenze, prive di competenze culturali e di esperienza politica. Si finirà col fare eleggere senatore o deputato il proprio cavallo, come ai tempi di Caligola? Perché non restituire all’elettorato la possibilità di esprimere una o più preferenze, consentendo così di selezionare la classe politica secondo criteri diversi dalle curve, dai favori sessuali ricevuti e dal grado di sudditanza al potente di turno? Questa sì che sarebbe democrazia, altro che l’opposizione alle intercettazioni telefoniche, la sospensione dei processi per chi governa, i lodi a tutela dei potenti, il vaniloquio manicheo sulle forze del bene contro quelle del male, su chi farebbe e chi si divertirebbe soltanto a demolire.
Sono dell’avviso che chi è pulito non abbia nulla da temere. Questo è il salto di qualità che la politica deve fare. Massima trasparenza, correttezza ed onestà. In gioco vi è la tenuta democratica del Paese e la sua immagine nel mondo, vilipesa da una classe politica che pare abbia abdicato alla propria precipua funzione di legiferare ed amministrare per il bene comune, per conto dei cittadini onesti, mai per se stessi ed il proprio entourage.
Salvatore Bernocco
Ne hanno parlato finanche i Vescovi italiani della C.E.I., convocati per discutere ed approfondire il tema “Per un Pese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, da cui l’omonimo documento licenziato lo scorso 21 febbraio, Prima Domenica di Quaresima, su cui torneremo in altra occasione in modo più approfondito.
Ne parlano ogni giorno organi di stampa, televisioni, quotidiani, riviste. Se ne dibatte nei social network, cioè nei siti web dove gli internauti si incontrano nelle agorà virtuali e si scambiano opinioni ed idee.
Il Paese sta attraversando una terribile crisi etica e morale, oltre che civile ed economica, essendo queste ultime figlie delle prime due.
Nel Paese non c’è un’etica pubblica che sia condivisa. Si ha l’impressione di una erosione progressiva del senso morale, specie in campo politico ed economico, dove con frequenza preoccupante esplodono casi eclatanti di corruzione. Politica e finanza deviate, eterodirette dalle organizzazioni criminali, mafia e ‘ndrangheta, scoperte grazie all’uso delle intercettazioni telefoniche, strumento a mio avviso indispensabile per scoprire i reati e combattere la criminalità, tanto quella comune quanto quella dei cosiddetti colletti bianchi.
Perché alcuni politici temono le intercettazioni? Qual è il punto dolente? La tutela della privacy? O vi è altro? Francamente non credo che i magistrati si occupino delle vicende private di un politico per il gusto di violarne l’intimità o l’ambito familiare. Se così fosse sarebbero dei guardoni, farebbero del voyeurismo. La questione è che taluni comportamenti privati hanno riflessi pubblici, nel senso che rivelano intrecci affaristici e di altro genere inquadrabili nelle fattispecie dei delitti e dei reati contro la pubblica amministrazione. Il punto è il codice penale e quello di procedura penale, sono i reati che si commettono per fame e sete di potere e di denaro. Questi vanno contrastati e puniti severamente, senza attenuanti, evitando che il condannato possa ricandidarsi. A ciò osta non soltanto il vecchio detto “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, ma anche la considerazione che non può ritenersi più affidabile nella gestione della res publica chi si è macchiato di reati contro la pubblica amministrazione. L’interdizione perpetua dai pubblici uffici parrebbe sanzione adeguata.
Nella formazione di talune liste per le Regionali compaiono nomi discussi, discutibili o chiacchierati. Vi sono anche veline, truccatrici, massaggiatrici ed amiche di Tizio o di Caio, le cui uniche qualità pare risiedano nelle loro grazie ed avvenenze, prive di competenze culturali e di esperienza politica. Si finirà col fare eleggere senatore o deputato il proprio cavallo, come ai tempi di Caligola? Perché non restituire all’elettorato la possibilità di esprimere una o più preferenze, consentendo così di selezionare la classe politica secondo criteri diversi dalle curve, dai favori sessuali ricevuti e dal grado di sudditanza al potente di turno? Questa sì che sarebbe democrazia, altro che l’opposizione alle intercettazioni telefoniche, la sospensione dei processi per chi governa, i lodi a tutela dei potenti, il vaniloquio manicheo sulle forze del bene contro quelle del male, su chi farebbe e chi si divertirebbe soltanto a demolire.
Sono dell’avviso che chi è pulito non abbia nulla da temere. Questo è il salto di qualità che la politica deve fare. Massima trasparenza, correttezza ed onestà. In gioco vi è la tenuta democratica del Paese e la sua immagine nel mondo, vilipesa da una classe politica che pare abbia abdicato alla propria precipua funzione di legiferare ed amministrare per il bene comune, per conto dei cittadini onesti, mai per se stessi ed il proprio entourage.
Ne parlano ogni giorno organi di stampa, televisioni, quotidiani, riviste. Se ne dibatte nei social network, cioè nei siti web dove gli internauti si incontrano nelle agorà virtuali e si scambiano opinioni ed idee.
Il Paese sta attraversando una terribile crisi etica e morale, oltre che civile ed economica, essendo queste ultime figlie delle prime due.
Nel Paese non c’è un’etica pubblica che sia condivisa. Si ha l’impressione di una erosione progressiva del senso morale, specie in campo politico ed economico, dove con frequenza preoccupante esplodono casi eclatanti di corruzione. Politica e finanza deviate, eterodirette dalle organizzazioni criminali, mafia e ‘ndrangheta, scoperte grazie all’uso delle intercettazioni telefoniche, strumento a mio avviso indispensabile per scoprire i reati e combattere la criminalità, tanto quella comune quanto quella dei cosiddetti colletti bianchi.
Perché alcuni politici temono le intercettazioni? Qual è il punto dolente? La tutela della privacy? O vi è altro? Francamente non credo che i magistrati si occupino delle vicende private di un politico per il gusto di violarne l’intimità o l’ambito familiare. Se così fosse sarebbero dei guardoni, farebbero del voyeurismo. La questione è che taluni comportamenti privati hanno riflessi pubblici, nel senso che rivelano intrecci affaristici e di altro genere inquadrabili nelle fattispecie dei delitti e dei reati contro la pubblica amministrazione. Il punto è il codice penale e quello di procedura penale, sono i reati che si commettono per fame e sete di potere e di denaro. Questi vanno contrastati e puniti severamente, senza attenuanti, evitando che il condannato possa ricandidarsi. A ciò osta non soltanto il vecchio detto “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, ma anche la considerazione che non può ritenersi più affidabile nella gestione della res publica chi si è macchiato di reati contro la pubblica amministrazione. L’interdizione perpetua dai pubblici uffici parrebbe sanzione adeguata.
Nella formazione di talune liste per le Regionali compaiono nomi discussi, discutibili o chiacchierati. Vi sono anche veline, truccatrici, massaggiatrici ed amiche di Tizio o di Caio, le cui uniche qualità pare risiedano nelle loro grazie ed avvenenze, prive di competenze culturali e di esperienza politica. Si finirà col fare eleggere senatore o deputato il proprio cavallo, come ai tempi di Caligola? Perché non restituire all’elettorato la possibilità di esprimere una o più preferenze, consentendo così di selezionare la classe politica secondo criteri diversi dalle curve, dai favori sessuali ricevuti e dal grado di sudditanza al potente di turno? Questa sì che sarebbe democrazia, altro che l’opposizione alle intercettazioni telefoniche, la sospensione dei processi per chi governa, i lodi a tutela dei potenti, il vaniloquio manicheo sulle forze del bene contro quelle del male, su chi farebbe e chi si divertirebbe soltanto a demolire.
Sono dell’avviso che chi è pulito non abbia nulla da temere. Questo è il salto di qualità che la politica deve fare. Massima trasparenza, correttezza ed onestà. In gioco vi è la tenuta democratica del Paese e la sua immagine nel mondo, vilipesa da una classe politica che pare abbia abdicato alla propria precipua funzione di legiferare ed amministrare per il bene comune, per conto dei cittadini onesti, mai per se stessi ed il proprio entourage.
Salvatore Bernocco
Ne hanno parlato finanche i Vescovi italiani della C.E.I., convocati per discutere ed approfondire il tema “Per un Pese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”, da cui l’omonimo documento licenziato lo scorso 21 febbraio, Prima Domenica di Quaresima, su cui torneremo in altra occasione in modo più approfondito.
Ne parlano ogni giorno organi di stampa, televisioni, quotidiani, riviste. Se ne dibatte nei social network, cioè nei siti web dove gli internauti si incontrano nelle agorà virtuali e si scambiano opinioni ed idee.
Il Paese sta attraversando una terribile crisi etica e morale, oltre che civile ed economica, essendo queste ultime figlie delle prime due.
Nel Paese non c’è un’etica pubblica che sia condivisa. Si ha l’impressione di una erosione progressiva del senso morale, specie in campo politico ed economico, dove con frequenza preoccupante esplodono casi eclatanti di corruzione. Politica e finanza deviate, eterodirette dalle organizzazioni criminali, mafia e ‘ndrangheta, scoperte grazie all’uso delle intercettazioni telefoniche, strumento a mio avviso indispensabile per scoprire i reati e combattere la criminalità, tanto quella comune quanto quella dei cosiddetti colletti bianchi.
Perché alcuni politici temono le intercettazioni? Qual è il punto dolente? La tutela della privacy? O vi è altro? Francamente non credo che i magistrati si occupino delle vicende private di un politico per il gusto di violarne l’intimità o l’ambito familiare. Se così fosse sarebbero dei guardoni, farebbero del voyeurismo. La questione è che taluni comportamenti privati hanno riflessi pubblici, nel senso che rivelano intrecci affaristici e di altro genere inquadrabili nelle fattispecie dei delitti e dei reati contro la pubblica amministrazione. Il punto è il codice penale e quello di procedura penale, sono i reati che si commettono per fame e sete di potere e di denaro. Questi vanno contrastati e puniti severamente, senza attenuanti, evitando che il condannato possa ricandidarsi. A ciò osta non soltanto il vecchio detto “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, ma anche la considerazione che non può ritenersi più affidabile nella gestione della res publica chi si è macchiato di reati contro la pubblica amministrazione. L’interdizione perpetua dai pubblici uffici parrebbe sanzione adeguata.
Nella formazione di talune liste per le Regionali compaiono nomi discussi, discutibili o chiacchierati. Vi sono anche veline, truccatrici, massaggiatrici ed amiche di Tizio o di Caio, le cui uniche qualità pare risiedano nelle loro grazie ed avvenenze, prive di competenze culturali e di esperienza politica. Si finirà col fare eleggere senatore o deputato il proprio cavallo, come ai tempi di Caligola? Perché non restituire all’elettorato la possibilità di esprimere una o più preferenze, consentendo così di selezionare la classe politica secondo criteri diversi dalle curve, dai favori sessuali ricevuti e dal grado di sudditanza al potente di turno? Questa sì che sarebbe democrazia, altro che l’opposizione alle intercettazioni telefoniche, la sospensione dei processi per chi governa, i lodi a tutela dei potenti, il vaniloquio manicheo sulle forze del bene contro quelle del male, su chi farebbe e chi si divertirebbe soltanto a demolire.
Sono dell’avviso che chi è pulito non abbia nulla da temere. Questo è il salto di qualità che la politica deve fare. Massima trasparenza, correttezza ed onestà. In gioco vi è la tenuta democratica del Paese e la sua immagine nel mondo, vilipesa da una classe politica che pare abbia abdicato alla propria precipua funzione di legiferare ed amministrare per il bene comune, per conto dei cittadini onesti, mai per se stessi ed il proprio entourage.
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giovedì 18 febbraio 2010

“Non tutti gli amori crescono e si fanno Amore, così spetta ai poeti l’arduo compito di far sgorgare versi dalle loro profondità a beneficio degli amanti felici, per curare un cuore smarrito o ferito, per lenirne le sofferenze, per generarne paradossalmente di nuove. Già, se ne generano di nuove e si rievoca il dolore per farne materia di inquietudini redente. Toccare dolenti sensibilità è il modo raffinato di sublimare il dolore. Il verso lo assorbe e, pian piano, ne fa cibo per la memoria, quindi senno di poi, infine esperienza. Ma faccio subito ammenda, perché l’esperienza serve all’Amore quanto un pizzico di sale al mare. La forza dell’Amore sta nella sua perenne novità. Ai poeti la facoltà di tenerne viva l’inesperienza”.
Con queste parole del presidente dell’Associazione Sehaliah, Salvatore Bernocco, si chiude la presentazione dell’antologia del Concorso Letterario Nazionale “Poetare è d’Amore” - giunto alla seconda edizione e realizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Ruvo, la Pro Loco, Ruvolive, Ruvodipugliaweb, La Nuova Città di Terlizzi e i Presidi del Libro -, che ha visto la partecipazione di 107 poeti con 176 liriche sull’amore provenienti da tutta l’Italia.
Hanno fatto parte della Giuria, oltre al presidente, il prof. Biagio Iurilli, il dott. Angelo Tedone, la prof.ssa Filomena Di Rella, la prof.ssa Pia Olivieri, Imma Ferrante e la dott.ssa Nunzia Vincenza De Palma. Coordinatore il dott. Luigi Zazzarini.
Vincitrice della Sezione “Poesie d’amore” è Tiziana Monari di Prato, mentre nella Sezione “Breve storia d’amore” si è imposta Lucia Sallustio di Molfetta.
Il ricavato del Concorso, pari a € 350,00, è stato devoluto al Villaggio dei Bambini in Adwa, Etiopia.
Con queste parole del presidente dell’Associazione Sehaliah, Salvatore Bernocco, si chiude la presentazione dell’antologia del Concorso Letterario Nazionale “Poetare è d’Amore” - giunto alla seconda edizione e realizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Ruvo, la Pro Loco, Ruvolive, Ruvodipugliaweb, La Nuova Città di Terlizzi e i Presidi del Libro -, che ha visto la partecipazione di 107 poeti con 176 liriche sull’amore provenienti da tutta l’Italia.
Hanno fatto parte della Giuria, oltre al presidente, il prof. Biagio Iurilli, il dott. Angelo Tedone, la prof.ssa Filomena Di Rella, la prof.ssa Pia Olivieri, Imma Ferrante e la dott.ssa Nunzia Vincenza De Palma. Coordinatore il dott. Luigi Zazzarini.
Vincitrice della Sezione “Poesie d’amore” è Tiziana Monari di Prato, mentre nella Sezione “Breve storia d’amore” si è imposta Lucia Sallustio di Molfetta.
Il ricavato del Concorso, pari a € 350,00, è stato devoluto al Villaggio dei Bambini in Adwa, Etiopia.
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domenica 7 febbraio 2010
Verso le elezioni regionali
Nel prossimo mese di marzo saremo chiamati a votare per il Consiglio della Regione Puglia. Tre i candidati in lizza, Palese, Poli Bortone e il terlizzese Vendola, un autentico outsider, impostosi all’attenzione generale per aver primeggiato, senza attenuanti, sul suo avversario Boccia, candidato dai big del PD, alle primarie dello scorso gennaio.
La nostra Regione ha senz’altro fatto passi in avanti in questi anni. C’è stata un’attenzione inedita ai giovani con il programma, che pare abbia ben funzionato, “Bollenti Spiriti”, che ha consentito a moltissimi giovani pugliesi di formarsi all’estero, in realtà più dinamiche ed all’avanguardia. Vendola ha saputo proteggersi dai sussulti scatenati dalle dichiarazioni di Tarantini, che hanno condotto alle dimissioni di Frisullo e di Tedesco, poi approdato al Senato forse inopportunamente, visto che, stando ai quotidiani, è in qualche modo implicato nelle indagini della magistratura barese. Ha insomma dimostrato di avere polso e coraggio, sebbene non si comprenda perché analoghe misure “preventive” non siano state assunte per altri, anch’essi sfiorati dalle indagini. Una vicenda, quella della sanità pugliese, che ha portato agli arresti di funzionari e dirigenti, e che potrebbe riservare ulteriori sorprese e novità. La Poli Bortone è donna di sicura consistenza e carisma, leader di un movimento sudista che si è alleato con l’UDC di Casini e Buttiglione, la formazione centrista che, a seconda delle situazioni politiche regionali, appoggia ora la sinistra ora la destra. Analoghe oscillazioni aveva il PSI di Craxi, che a livello locale si legava ora alla DC ora al PCI. Secondo alcuni, la Poli Bortone sarà una spina nel fianco del candidato del PDL, Rocco Palese, un fedelissimo del ministro Raffaele Fitto. È opinione generale che se le forze cosiddette moderate e centriste avessero raggiunto un accordo su una candidatura unitaria, la corsa di Vendola verso la riconferma sarebbe stata più difficile, una corsa con più di un ostacolo. La frammentazione di quell’area oggettivamente lo agevola, come pure l’essere assurto ad un ruolo e ad una notorietà nazionali per aver stravinto le primarie, mettendo in un angolo Bersani, D’Alema, Letta ed altri. Il PD si è mostrato nella fattispecie ondivago ed incerto, senza una linea politica chiara, il che probabilmente avrà riflessi sulla sorte della classe dirigente regionale e sul futuro di qualche consunto leader della sinistra.
Le primarie, in ogni caso, vanno apprezzate, sono un modo per aprirsi alla società, per uscire dai circuiti viziosi dei partiti, per mettersi in ascolto dell’elettorato. Resta da chiarire quale ruolo debba competere agli organismi dirigenti, espropriati della possibilità di individuare candidati funzionali a progetti politici strategici e di lungo respiro. Sembra tuttavia strano che non siano state celebrate nel Lazio, dove la candidatura della Bonino non sembra godere di molto gradimento, specie nell’elettorato cattolico e moderato.
La nostra Regione ha senz’altro fatto passi in avanti in questi anni. C’è stata un’attenzione inedita ai giovani con il programma, che pare abbia ben funzionato, “Bollenti Spiriti”, che ha consentito a moltissimi giovani pugliesi di formarsi all’estero, in realtà più dinamiche ed all’avanguardia. Vendola ha saputo proteggersi dai sussulti scatenati dalle dichiarazioni di Tarantini, che hanno condotto alle dimissioni di Frisullo e di Tedesco, poi approdato al Senato forse inopportunamente, visto che, stando ai quotidiani, è in qualche modo implicato nelle indagini della magistratura barese. Ha insomma dimostrato di avere polso e coraggio, sebbene non si comprenda perché analoghe misure “preventive” non siano state assunte per altri, anch’essi sfiorati dalle indagini. Una vicenda, quella della sanità pugliese, che ha portato agli arresti di funzionari e dirigenti, e che potrebbe riservare ulteriori sorprese e novità. La Poli Bortone è donna di sicura consistenza e carisma, leader di un movimento sudista che si è alleato con l’UDC di Casini e Buttiglione, la formazione centrista che, a seconda delle situazioni politiche regionali, appoggia ora la sinistra ora la destra. Analoghe oscillazioni aveva il PSI di Craxi, che a livello locale si legava ora alla DC ora al PCI. Secondo alcuni, la Poli Bortone sarà una spina nel fianco del candidato del PDL, Rocco Palese, un fedelissimo del ministro Raffaele Fitto. È opinione generale che se le forze cosiddette moderate e centriste avessero raggiunto un accordo su una candidatura unitaria, la corsa di Vendola verso la riconferma sarebbe stata più difficile, una corsa con più di un ostacolo. La frammentazione di quell’area oggettivamente lo agevola, come pure l’essere assurto ad un ruolo e ad una notorietà nazionali per aver stravinto le primarie, mettendo in un angolo Bersani, D’Alema, Letta ed altri. Il PD si è mostrato nella fattispecie ondivago ed incerto, senza una linea politica chiara, il che probabilmente avrà riflessi sulla sorte della classe dirigente regionale e sul futuro di qualche consunto leader della sinistra.
Le primarie, in ogni caso, vanno apprezzate, sono un modo per aprirsi alla società, per uscire dai circuiti viziosi dei partiti, per mettersi in ascolto dell’elettorato. Resta da chiarire quale ruolo debba competere agli organismi dirigenti, espropriati della possibilità di individuare candidati funzionali a progetti politici strategici e di lungo respiro. Sembra tuttavia strano che non siano state celebrate nel Lazio, dove la candidatura della Bonino non sembra godere di molto gradimento, specie nell’elettorato cattolico e moderato.
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venerdì 8 gennaio 2010
SE VUOI COLTIVARE LA PACE, CUSTODISCI IL CREATO
“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”. È questo il tema scelto da Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace, che la Chiesa celebra ogni anno il 1° gennaio. I motivi di questa scelta sono riassunti nel comunicato diffuso dal Pontificio Consiglio Giustizia e pace: “Il tema - si legge - intende sollecitare una presa di coscienza dello stretto legame che esiste nel nostro mondo globalizzato e interconnesso tra salvaguardia del creato e coltivazione del bene della pace. Tale stretto e intimo legame è, infatti, sempre più messo in discussione dai numerosi problemi che riguardano l’ambiente naturale dell’uomo, come l’uso delle risorse, i cambiamenti climatici, l’applicazione e l’uso della biotecnologie, la crescita demografica. Se la famiglia umana non saprà far fronte a queste nuove sfide con un rinnovato senso della giustizia ed equità sociali e della solidarietà internazionale, si corre il rischio di seminare violenza tra i popoli e tra le generazioni presenti e quelle future”.
La tutela dell’ambiente riveste un’importanza fondamentale per il futuro del nostro pianeta, affidato da Dio all’uomo perché se ne serva per fini di vita e non di morte. L’uomo quale garante della vita, custode della creazione e non già curatore fallimentare ed artefice di distruzioni su vasta scala. È di tutta evidenza che certe scelte industriali, la devastazione di intere aree del mondo, l’aggressione all’ambiente sistematicamente realizzata da certo capitalismo selvaggio e nemico dell’uomo, predatore di risorse e sfruttatore del lavoro dei poveri, condurrà l’umanità sull’orlo di baratri apocalittici, a meno che non si faccia – e subito – marcia indietro. Ne va del futuro dell’uomo, del futuro delle giovani generazioni, le quali hanno il diritto di ottenere in consegna i beni del mondo e di goderne rettamente, un’aria salubre, un ambiente biofilo. Consegnare loro una quantità di problematiche irrisolte a causa della volontà di dominio delle grandi potenze mondiali, denota una inclinazione egoistica che ha del diabolico. Dall’egoismo all’eclissi della pace il passo è breve.
Anche noi abbiamo il dovere di agire per la conservazione del nostro territorio. La Murgia, le nostre campagne, il nostro verde pubblico, non possono essere deturpati o resi pattumiere a cielo aperto. Il comportamento incivile di alcuni, frutto di ignoranza e scarsissimo senso del bene comune, disonora un’intera città che pure annovera persone che ogni giorno si battono perché trionfino l’educazione alla bellezza, il senso civico, il rispetto verso gli altri e se stessi. La vita è un continuo processo educativo. Educhiamoci ed educhiamo al rispetto della vita sotto ogni aspetto, pienamente consapevoli che saremo giudicati anche per il modo come avremo trattato quello spicchio di creazione affidatoci da Dio.
su Fermento gennaio 2010
“Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”. È questo il tema scelto da Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace, che la Chiesa celebra ogni anno il 1° gennaio. I motivi di questa scelta sono riassunti nel comunicato diffuso dal Pontificio Consiglio Giustizia e pace: “Il tema - si legge - intende sollecitare una presa di coscienza dello stretto legame che esiste nel nostro mondo globalizzato e interconnesso tra salvaguardia del creato e coltivazione del bene della pace. Tale stretto e intimo legame è, infatti, sempre più messo in discussione dai numerosi problemi che riguardano l’ambiente naturale dell’uomo, come l’uso delle risorse, i cambiamenti climatici, l’applicazione e l’uso della biotecnologie, la crescita demografica. Se la famiglia umana non saprà far fronte a queste nuove sfide con un rinnovato senso della giustizia ed equità sociali e della solidarietà internazionale, si corre il rischio di seminare violenza tra i popoli e tra le generazioni presenti e quelle future”.
La tutela dell’ambiente riveste un’importanza fondamentale per il futuro del nostro pianeta, affidato da Dio all’uomo perché se ne serva per fini di vita e non di morte. L’uomo quale garante della vita, custode della creazione e non già curatore fallimentare ed artefice di distruzioni su vasta scala. È di tutta evidenza che certe scelte industriali, la devastazione di intere aree del mondo, l’aggressione all’ambiente sistematicamente realizzata da certo capitalismo selvaggio e nemico dell’uomo, predatore di risorse e sfruttatore del lavoro dei poveri, condurrà l’umanità sull’orlo di baratri apocalittici, a meno che non si faccia – e subito – marcia indietro. Ne va del futuro dell’uomo, del futuro delle giovani generazioni, le quali hanno il diritto di ottenere in consegna i beni del mondo e di goderne rettamente, un’aria salubre, un ambiente biofilo. Consegnare loro una quantità di problematiche irrisolte a causa della volontà di dominio delle grandi potenze mondiali, denota una inclinazione egoistica che ha del diabolico. Dall’egoismo all’eclissi della pace il passo è breve.
Anche noi abbiamo il dovere di agire per la conservazione del nostro territorio. La Murgia, le nostre campagne, il nostro verde pubblico, non possono essere deturpati o resi pattumiere a cielo aperto. Il comportamento incivile di alcuni, frutto di ignoranza e scarsissimo senso del bene comune, disonora un’intera città che pure annovera persone che ogni giorno si battono perché trionfino l’educazione alla bellezza, il senso civico, il rispetto verso gli altri e se stessi. La vita è un continuo processo educativo. Educhiamoci ed educhiamo al rispetto della vita sotto ogni aspetto, pienamente consapevoli che saremo giudicati anche per il modo come avremo trattato quello spicchio di creazione affidatoci da Dio.
su Fermento gennaio 2010
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